Si può discutere quanto si vuole e dire che la Russia non aveva il diritto di invadere il Donbass, ma non c’è alcun dubbio che il Donbass è una regione etnicamente e linguisticamente complessa e contesa da parecchio tempo. Dopo tutto, le azioni militari russe in Ucraina hanno avuto all’inizio lo scopo dichiarato di annettere il Donbass e non, ad esempio, di annettere la regione di Leopoli (la cui mancata richiesta di annessione va se mai a onore della Polonia, considerato qual’è la costituzione etnico-linguistica di quella regione). Ora, che piaccia o no ai nazionalisti dei vari Stati del globo, di regioni di confine “ibride” ce ne sono parecchie. Spesso le diverse componenti vanno d’accordo fra di loro e nessuno pensa seriamente ad alterare uno status quo che va bene a tutti, ma ci sono anche casi in cui l’accordo è instabile e solo di facciata, e la minoranza (o a volte addirittura la maggioranza) viene discriminata più o meno palesemente.
Purtroppo, quando gli attriti sfociano in guerre, gli Stati che si autoassegnano il ruolo di intermediari, e la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, finiscono col prendere calcisticamente le parti dell’uno o dell’altro contendente, come se la ragione stesse interamente da una parte. Nel tifare per l’uno o per l’altro Stato, ci si dimentica di coloro che vivono e lavorano nel territorio conteso e che devono subire il diktat o dell’uno o dell’altro Stato, a seconda di quello che decidono le armi o i “diplomatici” degli Stati ficcanaso. E a quel punto indagare e presumere interessi economici o strategici dello Stato invasore senza fare altrettanto nei confronti degli Stati ficcanaso non è solo ingenuo (almeno lo fosse!), ma è anche colpevole. C’è una soluzione a questi conflitti che non sia un cedimento a malcelati interessi? Sì, ed è una sola. È la costituzione, sotto l’egida della comunità internazionale, della regione contesa in Stato autonomo e indipendente. Ogni altra “soluzione” è politica di bassa lega, fatta sulla pelle della povera gente.
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