Potrei intitolare queste riflessioni “Quando la prevenzione è malattia”, e vorrei chiarire subito che la materia non mi è estranea, anche se non posso escludere che, nel conferirmi il relativo diploma di specializzazione, sia stato commesso un grave errore.

Dunque, anch’io sono stato affascinato, come molti, dall’adagio “prevenire è meglio che curare” e l’ho creduto valido in medicina e non solo. Ad un certo punto però ho avuto la disavventura di conoscere attraverso la redazione di The Lancet un cecoslovacco che, con l’invasione russa del suo Paese nel 1968, si era stabilito in Irlanda ed era entrato nel Department of Community Health del Trinity College di Dublino. Il suo nome, Petr Skrabanek, è quasi sconosciuto anche tra gli addetti ai lavori in Italia, forse proprio perché le sue critiche alla medicina, alla medicalizzazione dilagante, e in particolare proprio al concetto di prevenzione sono troppo scomode e quindi si preferisce non parlarne. Sicuramente, se non fosse stato già dimenticato da anni, all’arrivo della pandemia di covid-19 sarebbe stato messo all’indice.

I guasti provocati dai “preventivisti” non si vedono però solo nell’ambito della medicina, ma dilagano un po’ in tutti i settori della vita sociale. Vi piace avere un camino in casa? Se l’avete già, vi va bene, anche se non sappiamo per quanto. Prima o poi infatti potrebbero farvelo murare. Se non l’avete e volete farvelo fare, oppure se volete farvi ritoccare quello che avete, quello nuovo deve essere chiuso da uno sportello in vetro, perché altrimenti la vostra casa potrebbe incendiarsi e fare andare a fuoco l’intera città. Poi naturalmente siete obbligati a far ispezionare e pulire la canna fumaria (che deve essere a norma!) ogni tot di tempo. Dite che non ve ne importa nulla, perchè tanto voi avete uno scaldabagno murale a metano? Illusi! Anche in questo caso siete tenuti a ispezioni e manutenzioni regolari. E a farle può essere solo un artigiano autorizzato che, in virtù di quell’autorizzazione, vi farà pagare più di quanto vi chiede un medico per una visita privata. Idem per l’impianto elettrico. Volete mettere due prese in più, giusto perché, credendo alla prevenzione, volete evitare di usare troppe “ciabatte”? Bene, ve le può mettere solo un elettricista “certificato”, che a sua volta dovrà certificare che ha fatto il lavoro a regola d’arte. Se però il vostro impianto è vecchio, l’elettricista si rifiuterà di mettere le prese richieste, a meno che voi non accettiate di fargli rifare l’intero impianto, dopo di che vi certificherà che tutto l’impianto è a regola d’arte e quindi nessuno rimarrà fulminato e non si potranno verificare corto-circuiti. Voi neanche vi immaginate quanti italiani perdono la vita ogni giorno per elettrocuzione e quante case e città vanno a fuoco a causa di impianti vecchi e non certificati! E vogliamo parlare della vostra automobile? Se non avete provveduto a cambiare automobile entro quattro anni (nel qual caso l’industria automobilistica e i politici a libro paga di quell’industria vi ringraziano), alla scadenza dovete provvedere alla revisione, e poi continuare ogni due anni, naturalmente esclusivamente presso officine “autorizzate”, che vi faranno pagare non solo la “revisione”, ma anche la loro autorizzazione. D’altra parte è arcinoto che la maggior parte degli incidenti stradali non accade per imperizia, negligenza e imprudenza dei conducenti, ma perché dopo quattro anni gi autoveicoli perdono pezzi.

A questo punto, dopo che la propensione all’isterismo collettivo è stata alimentata così amorevolmente per anni, c’è da meravigliarsi che proprio nel settore più specifico della medicina gli ipocondriaci siano diventati la schiacciante maggioranza su cui il totalitarismo può contare per far accettare qualsiasi negazione o compressione dei dititti fondamentali? Tornando a Petr Srabanek, la prefazione al suo ultimo libro, “The Death of Humane Medicine”, pubblicato poco prma della sua morte nel 1994, si apre con le parole: “The roads to unfreedom are many. Signposts on one of them bear the inscription  HEALTH FOR ALL” (Le strade che portano alla soppressione della libertà sono molte. Sui cartelli indicatori di una di esse c’è scritto DOBBIAMO GARANTIRE LA SALUTE A TUTTI). Gli spropositi cui abbiamo assistito fra il 2020 e il 2022 (e speriamo che non vadano avanti...) sono il risultato di un’accuratissima preparazione durata quarant’anni, da quando è entrata in vigore la Riforma Sanitaria del 23 dicembre 1978, che ha fatto nascere, all’epoca forse colposamente e non dolosamente ma dopo di sicuro dolosamente, aspettative irrealistiche. Se i risultati di una cura sono difficili da valutare serenamente e obiettivamente distinguendoli dai risultati dovuti al caso, ancor più  difficile è valutare i risultati di interventi di prevenzione. Vorrei riportare ancora un passo dal libro di Skrabanek citato più sopra: “Montaigne osservava che i medici sono sempre stati inclini ad attribuirsi il merito del successo quando la fortuna, la natura, o il placebo come diremmo oggi, hanno riportato il paziente in salute, mentre invece, quando la malattia ha avuto il sopravvento, i medici sono sempre stati velocissimi a dare la colpa al paziente o anche a suggerire che senza le loro cure, le cose sarebbero andate persino peggio”. Coloro che sono stati vaccinati si sono ammalati lo stesso, ma se non fossero stati vaccinati si sarebbero ammalati più gravemente o sarebbero morti...: vi dice niente?

P.S.: chi volesse leggere “The Death of Humane Medicine” può trovarlo all’indirizzo

https://euract.woncaeurope.org/sites/euractdev/files/documents/resources/documents/thedeathofhumanemedicineandtheriseofcoercivehealthismpetrskrabanek1994.pdf

 

 

 

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