Ora che tutto sta finendo, si moltiplicano le notizie di presidenti di ordini professionali che dicono di rifiutarsi di sospendere gli iscritti non vaccinati. In realtà non si capisce chi dovrebbero sospendere ormai, considerato che la legge che li obbligava era stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1 aprile 2021. E, stando a quanto riferiscono i media, non si tratterebbe di riammettere i medici non vaccinati che erano stati sospesi, ma di non sospendere i medici non vaccinati e non ancora sospesi dopo un anno dalla promulgazione della legge. Qualcosa in questa narrazione non torna, ma in fondo sono due anni che niente torna, da una parte e dall’altra.

 Piuttosto sarebbe il caso di interrogarsi sull’obbligo di rispettare le leggi. “Dura lex, sed lex”, si dice, ma anche le leggi hanno una loro gerarchia. Se il Parlamento approvasse una legge in aperto contrasto con la Costituzione, saremmo davvero obbligati a rispettarla? È vero che il contrasto è un’opinione soggettiva e che è previsto che sia la Corte Costituzionale a sancire ufficialmente l’esistenza di un contrasto. In teoria dovremmo quindi attendere il responso della Corte prima di rifiutarci di rispettare quella legge. Stiamo però attenti, perché la Corte Costituzionale non è un fulmine e ci possono essere leggi le cui conseguenze sono indelebili e irrimediabili. C’è la coscienza che dovrebbe guidarci. Difficilmente le leggi che ci dicono di “non fare” sono in contrasto con la nostra coscienza (pensiamo ad esempio alle leggi che dicono di non uccidere, non rubare, etc.), ma le leggi che ci dicono di “fare” rischiano spesso di essere in contrasto non solo con la nostra coscienza personale, ma anche con quella che chiamiamo “coscienza universale”: l’esempio più eclatante, anche se può sembrare esagerato a qualcuno che lo trova anche sgradito, è quello delle leggi che nella prima metà del secolo scorso hanno obbligato civili e militari tedeschi a “fare” cose per le quali sono poi stati condannati a Norimberga.

Quindi, cerchiamo di fare molta attenzione prima di trincerarci dietro l’obbligo di rispettare una legge. Prima di farlo dobbiamo chiederci se il nostro rispetto di quella legge non leda i diritti fondamentali di altre persone. Non solo abbiamo il diritto e il dovere, ma abbiamo magari anche l’obbligo morale di rispettare una legge che danneggia noi stessi, ma non abbiamo nè l’obbligo morale, nè il dovere, nè il diritto di rispettare una legge che danneggia altre persone. Il legislatore che vuole danneggiare qualcuno lo faccia personalmente: non può obbligare altri a farlo. Chi accetta quell’obbligo è quindi complice.

Con questo non voglio ergermi a giudice dei pusillanimi che per paura di ritorsioni o anche solo per il quieto vivere hanno accettato di obbedire a leggi chiaramente vessatorie che calpestavano i diritti fondamentali e inalienabili di molti cittadini. L’uomo è debole e spesso si rende prigioniero di una rete di reciproci obblighi e impegni che lo sconcertano e sconvolgono. Però forse bisognerebbe tenere gli occhi aperti e uscire da quella rete prima che sia troppo tardi. Altrimenti, dopo, non ci si può lamentare se si viene etichettati come pusillanimi opportunisti.

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