Quando l'argomento del giorno era il vaccino anti-covid, sono stato preso per no-vax perché ho osato dir male di quel vaccino. Peccato che io sia assolutamente pro-vaccini e che la mia presa di posizione contro i cosiddetti "vaccini" a vettore virale e a mRNA foss proprio in difesa del buon nome dei vaccini veri.

Adesso che l'argomento del giorno è la guerra tra Russia e Ucraina, vengo preso per "putiniano" e nemico dell'Ucraina perché oso dire che il passaggio di un territorio di confine da una giurisdizione ad un'altra non vale la perdita della vita di un moscerino, figuriàmoci se può valere la perdita della vita di decine di migliaia di esseri umani. Se l'Austria volesse annettersi il Trentino e il Veneto, potrei forse arrischiare un commento all'indirizzo degli austriaci ("E la Lombardia ve la dimenticate?"), ma non andrei affato più in là, e se qualcuno mi imponesse di combattere per "difendere l'integrità dei sacri confini della Patria", gli manderei un biglietto di prima classe di sola andata per il fronte e gli direi di andarci lui. I confini possono e devono essere difesi dalle invasioni di gente che vuol venire a installarsi sul nostro territorio per godersi i frutti del nostro lavoro, ma questo tipo di difesa da ormai trent'anni non è più di moda. Difendere i confini perché non cambi la faccia del capataz o il nome del regime che dà gli ordini e intasca le tasse è povero nazionalismo. Quando poi questa finalità e i morti e le distruzioni che ne conseguono vengono nascosti dietro la pretesa di "salvare la democrazia", una democrazia che ormai non esiste più nemmeno nella maggior parte dei Paesi occidentali, non si può rimanere indifferenti. Non è questione di prendere posizione con uno o con l'altro dei contendenti, ma di non essere complici di un massacro.

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