A volte ho la spiacevole impressione che, al pari della “Divina Commedia”, del “Capitale” di Karl Marx e dell’“Ulisse” di James Joyce, la Costituzione della Repubblica Italiana sia uno scritto di cui tutti parlano ma che nessuno ha letto.
Mi spiego. Da qualche parte, credo all’articolo 56, forse al comma 2, nella Costituzione è prescritto che: “Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età”. Un po’ più avanti, credo al comma 2 dell’articolo 58, ma potrei sbagliarmi, è poi prescritto che: “Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno”. Ecco, o non ho letto bene io la Costituzione, o non l’hanno letta affatto quelli che hanno approvato e quelli che continuano a non impugnare per incostituzionalità la legislazione che di fatto limita l’eleggibilità a deputati e senatori (ma anche alle altre cariche rappresentative) solo ai candidati proposti dai partiti. L’unico requisito fissato dalla Costituzione infatti è che le persone da eleggere siano elettori che abbiano raggiunto una determinata età. Punto. Permettere a qualsiasi cittadino di presentarsi alla Cancelleria del Tribunale e dire “Mi candido per la tale elezione” comporterebbe grosse difficoltà amministrative? Certo, ma la Costituzione parla chiaro. E poi chi l’ha detto che la Democrazia è un sistema di governo semplice? Se quello che cerchiamo è la semplicità, torniamo alla monarchia assoluta e facciamola finita con questa ipocrisia. Ma a proposito dei partiti, che cosa dice la Costituzione al riguardo? Articolo 49: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. La parola “associarsi” esclude la possibilità che qualcuno fondi un partito personale senza avere almeno un altro aderente ma, trovato il secondo aderente, per la Costituzione non esiste alcun altro vincolo. Quindi lo scopo dei partiti non è quello di fare la selezione dei candidati, ma è quello di “concorrere” a determinare la politica nazionale. Piuttosto, riguardo al correre da soli, in coppia o in moltitudine, secondo la Costituzione lo scopo dei partiti è di “concorrere” (cum currere) a determinare la politica nazionale, ciò che implica che a determinare la politica nazionale possono “cum currere” i partiti, ma anche altre “associazioni” di cittadini o anche cittadini non associati. Questa è la democrazia, figliuoli. Se non l’avete capito, tornate a baciare i piedi e altro a Sua Maestà. È evidente a questo punto che la discussione sul numero delle firme necessarie per poter presentare un “lista di candidati” è una battaglia di retroguardia. Anzi, è una battaglia già irrimediabilmente persa per la Democrazia.
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