Io ho un dubbio che mi disturba fin da pochi mesi dopo l’inizio della pandemia da Coronavirus del 2019, e cioè che una gran parte, se non la maggior parte, dei decessi non sia da attribuire al virus, ma al clima di terrore. A volte mi è venuto anche il dubbio che quel clima di terrore sia stato artatamente creato dalla Cina per destabilizzare la già traballante economia occidentale, considerato che la paura della malattia e della morte ha molto meno conseguenze nella cultura asiatica che in quella occidentale, ma non voglio rischiare il complottismo. Rimaniamo quindi al dubbio principale. I Coronavirus umani sono stati scoperti nel 1965 nell’àmbito di studi sul raffreddore, ma verosimilmente sono con noi dalla notte dei tempi. Nulla vieta che occasionalmente emerga qualche ceppo particolarmente aggressivo, ma la presunta incapacità della nostra specie di elaborare velocemente anticorpi contro ceppi mutanti di una sottofamiglia di virus con cui conviviamo da generazioni è tutta da dimostrare. E in effetti, nonostante la sbandierata letalità del SARS-CoV-2, la nostra specie è stata in grado di sopravvivere benissimo alle infezioni con questo virus anche prima dello sviluppo dei “vaccini”.
Qualcuno di noi però è morto, ed è qui che sorgono quindi le domande e i dubbi. Che non tutti siamo in grado di rispondere adeguatamente ad una data infezione batterica o virale è un fatto che vale un po’ per tutte le malattie infettive, e anche la percentuale dei decessi da COVID-19 avrebbe potuto rientrare nei limiti attesi. In realtà però, a giudicare dai commenti fatti alle statistiche di mortalità fin dall’inizio, questa percentuale parrebbe essere stata enormemente superiore alle attese. Per completezza, ci sarebbe anche da avanzare qualche dubbio sull’attendibilità di statistiche prodotte con precisione e tempestività insolite, ma diàmole per buone, onde evitare di complicare il discorso. Dunque, almeno per diversi mesi all’inizio, la COVID-19 avrebbe causato un’elevata mortalità. Se fosse vero, il motivo biologico più plausibile sarebbe che i Coronavirus sono virus altamente mutevoli e che ogni mutazione, per avere un “successo evolutivo” (cioè per non “suicidarsi”), deve essere sempre meno letale per l’ospite rispetto alla precedente. Era quindi nell’ordine naturale delle cose che le prime varianti fossero le più letali e che dovessero poi essere sostituite da varianti innocue o quasi. Naturalmente questo getta qualche ombra sull’utilità di sviluppare vaccini che diventano somministrabili solo quando ormai le varianti più letali sono scomparse, e ancor più sull’intelligenza di continuare a somministrarli quando ormai le varianti in circolazione sono quelle meno letali e, oltre a tutto, antigenicamente diverse da quelli originali, ma anche queste sono considerazioni da mettere da parte per non complicare il discorso.
Rimane infatti sempre la domanda iniziale: siamo sicuri che i molti decessi che pare si siano avuti nei primi mesi della pandemia siano stati provocati tutti solo dal virus? E qui, mi perdonino i negazionisti e i no-vax, forse la denigrazione del “protocollo” ministeriale di “Tachipirina e vigile attesa” ha avuto un ruolo non indifferente nello spingere verso terapie improvvide e controproducenti. Tutto è iniziato quando qualche medico, avendo “scoperto” che la Tachipirina ha un potere antinfiammaorio quasi nullo, ha creduto di poter prendere in castagna gli “esperti” del Ministero della Salute affermando da buon maestrino che la Tachipirina non è un antinfiammatorio. E allora? Chi ha detto che per curare una malattia virale serve un antinfiammatorio? Certo, qualcuno aveva asserito che i decessi da COVID-19 erano dovuti ad una “tempesta di citochine” (e quindi a un fenomeno infiammatorio), ma quest’altra “scoperta” non era stata fatta nei malati deceduti senza cure, bensì in quelli deceduti in ospedale dopo essere stati sottoposti a cure “eroiche”, suggerite a medici spaventati dalla concitazione del momento. Torniamo insomma al clima di terrore, un clima ad operare nel quale i medici dovrebbero essere addestrati, ma non lo sono affatto. Da medico posso affermare che, già ai miei tempi, di medici col sangue freddo ce n’erano pochi. Da qualche anno ormai ce ne sono sempre di meno. Oggi bisogna “fare qualcosa” anche quando non si sa cosa fare, perché ammettere la propria incompetenza è “omissione di soccorso”, mentre ammazzare il paziente con una terapia sbagliata può sempre essere giustificato dicendo: “Non c’era niente da fare, abbiamo tentato comunque l’impossibile sperando in un miracolo, ma il destino ci ha negato il miracolo”. E decidere una terapia conoscendo poco o nulla della malattia, per giunta col pungolo dell’urgenza e la segreta speranza di diventare “eroi”, non è la condizione ideale per fare qualcosa di buono. Intubare pazienti che respirano male perché allettati e per l’età, la bronchite e la paura, e pompare a forza nei loro polmoni ossigeno è la ricetta infallibile per bruciar loro gli alveoli. Tenerli poi immobili per giorni in un letto di terapia intensiva somministrando loro antivirali o strani cocktails di farmaci per inseguire le reazioni avverse dei farmaci precedentemente somministrati non migliora certo le prospettive di sopravvivenza.
Tutto questo poteva rientrare negli errori che sono inevitabili quando si cerca di curare una nuova malattia, e se questi errori fossero stati onestamente ricercati e riconosciuti invece di essere dolosamente coperti e nascosti, molti decessi sarebbero stati probabilmente evitati. Invece no, il terrore del virus, il terrore dei processi, e il terrore o anche solo il fastidio di essere contraddetti dalle sciocchezze dei negazionisti e dei no vax hanno indotto molti medici ad agire sconsideratamente e molti altri a imboccare la strada opposta, quella del negarsi ai pazienti “curandoli” (quando si facevano trovare!) per telefono o whatsapp e mettendoli nelle mani di quei loro colleghi che, improvvisatisi santoni, guru, e profeti di terapie alternative, li “curavano” con “multiterapie” al cui confronto quella di Di Bella era stata un toccasana. Che molti pazienti così “curati” siano sopravvissuti “nonostate” le cure è il vero miracolo.
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