Mi ha sorpreso sentire una giornalista peraltro intelligente come Annalisa Chirico affermare che la politica non deve essere una professione e che un cittadino che viene eletto in Parlamento deve restarci per uno o due mandati e deve poi tornare alla sua attività lavorativa. Dunque secondo lei possono andare in Parlamento solo i lavoratori dipendenti, cui per legge viene conservato il posto; i grandi imprenditori, che hanno altri che lavorano per loro e che possono dirigere la loro azienda anche da Roma o andarci con l’aereo privato tra una seduta e l’altra del Parlamento; e tutti quelli che vivono di rendita. Uno studente universitario eletto in Parlamento perde anni di studio e ritarda la laurea. Un coltivatore diretto che non abbia dipendenti e qualche famigliare che possa prendere il suo posto non può andare in Parlamento se non vuol mandare in malora la sua azienda agricola. Un libero professionista che lavori da solo e non sia il capo di uno studio associato, al ritorno dopo anche un solo mandato parlamentare non troverà più la sua clientela e dovrà ripartire dall’inizio, anche se in certe professioni, ma solo in quelle, l’esperienza parlamentare potrebbe più che facilitare quel ri-inizio. E lo stesso vale per i piccoli artigiani titolari di una ditta personale. Diciàmolo chiaramente: probabilmente Annalisa Chirico riflette perfettamente il sentire comune del popolo italiano, che della rappresentatività del Parlamento ha una concezione molto ma molto particolare.

 

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