Ho cercato di leggere i programmi dei partiti che si presentano alle prossime elezioni del 25 settmbre. Dopo i primi quattro sono stato preso dalla noia e per ritemprarmi sono tornato a leggere il settimo volume di “Alla ricerca del tempo perduto”, che non ero riuscito a finire quand’ero al liceo. Ma, santo cielo!, un programma politico non può essere una mera elencazione di quello che chiunque vuole, ma deve essere una dettagliata spiegazione di come ci si propone di realizzare quei pii desideri. E a questo fine non basta elencare gli obiettivi intermedi. Ad esempio, per fermare l’inflazione e rendere tutti più ricchi e felici, c’è chi propone “più Europa” e chi invece chiede di uscire dall’euro. Sì, ma come e in che senso “più Europa”? E cosa facciamo invece dopo che siamo usciti dall’euro, oltre ad assumere più personale al Poligrafico dello Stato per stampare più lire? Oppure, sempre per fermare l’inflazione e rendere tutti più ricchi e felici, c’è chi propone di tassare i patrimoni ereditari e chi pensa invece ad una “flat tax”. Sì, ma in attesa che i super-ricchi passino a miglior vita (o a peggior vita: non si sa), come riempiamo le casse dello Stato che per il momento sono piene solo di debiti? E come recuperiamo le entrate fiscali che verranno a mancare con la “flat tax”? Potrei continuare, ma mi sono già stancato di scrivere, come voi di leggere. Gli scarti di produzione che sbarcano il lunario nelle segreterie dei partiti non si rendono conto che non esistono “grandi” problemi, ma solo problemi piccoli che vanno risolti pazientemente uno per uno per evitare che, accumulandosi, diano origine ai problemi grandi. Dimmi come intendi risolvere il problema del traffico in via del Gambero a Roma, e voto per te anche se non sono di Roma. Dimmi che vuoi risolvere l’emergenza climatica e ti mando dove diceva Grillo. 

Commenti

Post popolari in questo blog