Ho cercato di leggere i programmi dei partiti che si
presentano alle prossime elezioni del 25 settmbre. Dopo i primi quattro sono
stato preso dalla noia e per ritemprarmi sono tornato a leggere il settimo
volume di “Alla ricerca del tempo perduto”, che non ero riuscito a finire quand’ero
al liceo. Ma, santo cielo!, un programma politico non può essere una mera
elencazione di quello che chiunque vuole, ma deve essere una dettagliata
spiegazione di come ci si propone di realizzare quei pii desideri. E a questo
fine non basta elencare gli obiettivi intermedi. Ad esempio, per fermare l’inflazione
e rendere tutti più ricchi e felici, c’è chi propone “più Europa” e chi invece
chiede di uscire dall’euro. Sì, ma come e in che senso “più Europa”? E cosa
facciamo invece dopo che siamo usciti dall’euro, oltre ad assumere più
personale al Poligrafico dello Stato per stampare più lire? Oppure, sempre per
fermare l’inflazione e rendere tutti più ricchi e felici, c’è chi propone di
tassare i patrimoni ereditari e chi pensa invece ad una “flat tax”. Sì, ma in
attesa che i super-ricchi passino a miglior vita (o a peggior vita: non si sa),
come riempiamo le casse dello Stato che per il momento sono piene solo di
debiti? E come recuperiamo le entrate fiscali che verranno a mancare con la “flat
tax”? Potrei continuare, ma mi sono già stancato di scrivere, come voi di
leggere. Gli scarti di produzione che sbarcano il lunario nelle segreterie dei
partiti non si rendono conto che non esistono “grandi” problemi, ma solo
problemi piccoli che vanno risolti pazientemente uno per uno per evitare che,
accumulandosi, diano origine ai problemi grandi. Dimmi come intendi risolvere
il problema del traffico in via del Gambero a Roma, e voto per te anche se non
sono di Roma. Dimmi che vuoi risolvere l’emergenza climatica e ti mando dove
diceva Grillo.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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