Adesso è il turno dei Promessi Sposi di finire nel tritacarte della “cancelculture”. Tale Galimberti Umberto sostiene che “È un romanzo bellissimo, scritto in una maniera folgorante, una grande letteratura, ma non puoi dare a un ragazzo, a un ginnasiale, il messaggio che quello che conta nella storia lo fa la Provvidenza e tu non conti un tubo. Ma che discorsi sono questi? Tu conti nella misura in cui agisci nel mondo e nella storia! Ecco, questo messaggio che c'è comunque un disegno superiore che risolve tutti i problemi, ma non c'è questo disegno: o ti dai da fare o ti dai da fare! Io ho chiamato nichilisti attivi quei ragazzi, che sono splendidi, perché lo toccano tutti i giorni e fanno fatica a smentirlo, però si danno da fare, anche perché il futuro è biologicamente loro, il futuro gli compete per biologia. A me non compete il futuro, a loro sì. Ecco, allora ci devono credere, con la forza della biologia. Però un conto è la verità, un conto è la salute”.
“Biologicamente loro”? Ma cosa c’entra la biologia? Ma sai almeno cos’è la biologia? E poi la “salute”! Qui la salute c’entra proprio al contrario. E no, Galimberti Umberto, non ci siamo. L'illusione principale è che il futuro sia nelle nostre mani. Se non vuoi chiamarla "Provvidenza", chiamalo "Destino", "Casualità", "Pincopallino" o quello che ti piace di più, ma illudere le gente, partendo dai giovani, che il destino è qualcosa che può essere cambiato "basta-volerlo" vuol dire creare una popolazione di gente che farà qualsiasi cosa (magari appunto anche credere a Padre Pio, e fin qui chi se ne frega, ma poi anche violare leggi e regolamenti) per riuscirci: gente che se poi non ci riesce piange, si dispera, si nutre di ansiolitici e antidepressivi, e magari si suicida. Il messaggio sbagliato dei Promessi Sposi è che "poi le cose si sistemano", ma questo è anche il messaggio di tutte le favole dove il principe e la sua bella "vissero per sempre felici e contenti". Tutt'al più allora, se non fosse per la lingua un po' ostica e arcaica, i Promessi Sposi non andrebbero fatti leggere al liceo, ma alle medie se non alle elementari. D'altra parte però al liceo possono offrire lo spunto per riflessioni utili o addirittura indispensabili sull'evoluzione della lingua italiana, e soprattutto del pensiero religioso e sui meccanismi psicologici che inducevano una volta la gente ad affidarsi alla "Provvidenza" e oggi ai furbetti che, per farsi un nome e una clientela, scrivono libri e organizzano corsi sulla "crescita personale", su come diventare padroni del proprio destino, e boiate simili.

Commenti

Post popolari in questo blog