Continuiamo la carrellata sulle leggi del menga. Il signor Rossi è da anni residente a Vattelapesca. È sempre fuori sede perché fa il rappresentante per una ditta che ha interessi in Italia e all'estero, e per questo motivo la sua "casa" è un semplice pied-á-terre arredato spartanamente senza nemmeno una cucina (gli basta il microonde appoggiato su un tavolo). D'altra parte, quando non è via per lavoro va spesso a dormire da un'amica. Quanto tempo passi a casa il signor Rossi è qualcosa che proprio non interessa al Comune di Vattelapesca, e ci mancherebbe! Un certo giorno però il signor Rossi decide che Vattelapesca non gli piace o non gli conviene più, affitta un monolocale a Roccapallina e vi si trasferisce armi e bagagli dopo aver dato la disdetta del pied-á-terre di Vattelapesca. E ovviamente va in Comune a Roccapallina per comunicare il cambio di residenza. Qualche giorno dopo arriva il vigile perché per legge è necessario che la residenza venga accertata, ma il signor Rossi non c'è. È in Alaska a vendere frigoriferi agli Esquimesi. Il vigile fa rapporto in Comune, e il signor Rossi viene accusato di falso in atto pubblico. Questa è la legge. In attesa del processo, il signor Rossi chiede al suo avvocato come avrebbe dovuto comportarsi, e viene a sapere che, dopo aver presentato in Comune la dichiarazione di residenza, avrebbe dovuto rimanere agli arresti domiciliari nel monolocale per 45 giorni, periodo durante il quale le autorità comunali hanno facoltà di effettuare un controllo (e uno solo) a sorpresa. Naturalmente, una volta che fosse stato trovato in casa, il signor Rossi avrebbe potuto abbandonare per sempre il comune di Roccapallina e non tornarci mai più per tutta la vita, ma sarebbe rimasto comunque "residente" di Roccapallina! Nur in Italien!
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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