Dato che non abbiamo niente di serio dì cui occuparci, adesso è diventato dì moda compiacersi per il fatto che tutte le scuole superiori verranno chiamate "liceo" e verrà quindi eliminata una discriminazione classista ormai obsoleta e intollerabile. Be', che considerare "di serie B" gli istituti tecnici fosse un po' idiota lo credo anch'io, ma non è cambiando nome alle scuole che si cambia un modo di ragionare che, quello sì, andrebbe cambiato. Piuttosto, considerato che "liceo" è la traduzione entrata ormai nell'uso per la locuzione americana "high school", sarebbe forse il caso di prendere la palla al balzo e tornare a proporre davvero un "liceo" unico che raccolga sotto uno stesso tetto tutta la popolazione studentesca, permettendo ad ogni allievo di confezionarsi il suo personale curriculum. In quel caso, e solo in quel caso, la parola "liceo" per indicare l'istruzione superiore sarebbe giustificata.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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