Di camaleonti e altri animali... Quelli che fino a ieri sostenevano le ragioni di Zelens'kyj, adesso che il loro beniamino vorrebbe impegnarci in una guerra nucleare, cominciano a defilarsi. Ma questa era solo la logica e prevedibile, anche se estrema, conseguenza di un modo di ragionare che era evidente già all'inizio. In altre parole, finché appoggiare Zelens'kyj voleva dire fare affari vendendo armi e in prospettiva partecipando alla ricostruzione, Zelens'kyj era un eroe. Adesso che le sue pretese rischiano di farci immergere in un fall-out radioattivo o addirittura gustare qualche esplosione atomica sul nostro territorio, gli strenui difensori degli "aggrediti" e della democrazia scoprono che forse San Volodymyr non ci sta troppo con la testa e che forse non è quel campione di democrazia che si era detto. Pecunia non olet ma se emette troppi raggi gamma possiamo anche lasciar perdere...
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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