Se le bollette sono troppo alte, dovrebbero esserlo per tutti, e se a causa delle bollette troppo alte qualcuno non trova più clienti per i suoi prodotti ed è costretto a chiudere, questo dovrebbe valere per tutti. Eppure non tutti chiudono. Di chiusure ne ho viste parecchie, ma già da qualche anno a questa parte. Con ciò non voglio sminuire la gravità della situazione in cui ci troviamo oggi. Anzi, è proprio perché mi sembra gravissima che faccio queste riflessioni. Non vorrei che qualcuno, approfittando della situazione per giustificare da una parte la sua brama di profitti enormi e dall'altra la sua incapacità a sostenere la concorrenza, finisca per impegnare la politica in interventi fuori bersaglio che avranno come risultato solo quello di aggravare ulteriormente la situazione.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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