Adesso le preziose braccia rubate alla vanga hanno scoperto anche l'"afrofobia", cioè la paura/avversione per le persone di origini africane (o più genericamente con la pelle scura). In psichiatria però la parola "fobia" non si riferisce a qualsiasi paura/avversione, ma solo alle paure/avversioni irrazionali. Per fare un esempio, una persona che va in pànico quando vede un ragno sul soffitto soffre di "aracnofobia", ma una persona che ha paura di essere punta da un ragno entrando in una baracca piena di ragnatele e con ragni che passeggiano dappertutto non è poi così "matta". Io sono vecchio abbastanza da ricordare che quando, fino agli anni Settanta del Novecento, le persone di origini africane erano mosche bianche (mi si passi il gioco di parole), la gente si faceva in quattro per poter parlare con loro, un po' come si fa coi VIP. Chi allora avesse avuto paura/avversione per le persone di origini africane o con la pelle scura sarebbe veramente stato un caso di "afrofobia". Oggi la situazione è leggermente cambiata. Circa una persona su dieci è di origine africana o ha la pelle scura. In certi àmbiti (stazioni, mezzi di trasporto pubblico, particolari zone delle città) le persone di colore rappresentano la maggioranza assoluta. E di queste persone poche sembrano lavorare e guadagnarsi onestamente di che vivere. A questo punto, chi prova paura/avversione per le persone di colore sta forse "generalizzando", ma sicuramente non soffre di alcuna fobia. A soffrire di una fobia, e precisamente di "logicofobia" (la paura/avversione per il pensiero razionale) sono le preziose braccia rubate alla vanga sopra menzionate.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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