Adesso tirano in ballo le catecolamine o il grafene per spiegare i malori improvvisi e le morti da vaccino anti-covid. C'è però un'altra ipotesi, che non piace a nessuno: nè a chi produce e promuove i "vaccini" a vettore virale o a mRNA, nè a chi li avversa per partito preso. È però l’unica ipotesi che spiega perché gli eventi avversi non si manifestano sempre, ma con una frequenza del tutto casuale. Primo: non stiamo parlando di "vaccini" (cioè di antigeni iniettati già pronti), ma di "farmaci" che inducono le nostre cellule a fabbricare quegli antigeni (nel caso specifico, la proteina "spike"). Sono quindi le proteine spike prodotte dalle nostre cellule che diventeranno "vaccino". Secondo: la proteina spike non è un virus (che in quanto tale, dopo aver infettato una cellula verso la quale ha affinità, la distrugge e ne esce), ma è una molecola che, sintetizzata all'interno del citoplasma, per diventare antigene deve essere espressa sulla membrana cellulare (in pratica, ne diventa parte, come nel virus è parte del capside virale). Terzo: una volta espressa sulla membrana cellulare, la proteina spike induce la formazione di anticorpi, che saranno in grado di distruggere il virus sul cui capside è presente la stessa proteina (sperando che nel frattempo il virus non abbia modificato la struttura terziaria della sua proteina spike--ma questo è un altro discorso, che attiene all'efficacia o meno del "vaccino"). Quarto: però la proteina spike così formata non è presente solo sul virus (che magari non infetterà mai il soggetto e che, se lo infetta dopo essere mutato, non verrà distrutto), ma è presente anche su tutte le cellule che l'hanno sintetizzata e poi espressa sulla loro membrana cellulare (e che vi è presente nella forma originaria); di conseguenza gli anticorpi anti-spike distruggeranno quelle cellule. Quinto: se le cellule che hanno espresso la proteina spike sono cellule del connettivo muscolare (del luogo di iniezione del "vaccino"), la loro distruzione non avrà conseguenze apprezzabili, ma se l'mRNA viene trasportato dal sistema circolatorio verso vene, poi cavità cardiache, e poi arterie, le cellule che verranno indotte a formare la proteina spike e che verranno quindi distrutte saranno cellule dell'endotelio vasale. Ora il punto esatto in cui un "bolo" di mRNA va a infettare un gruppo di cellule è del tutto casuale (siamo ad una specie di roulette russa), e a seconda di quale sia quel punto si avranno conseguenze più o meno gravi. Distruggere cellule endoteliali porta a reazioni infiammatorie e riparative che possono determinare trombi vascolari di varie dimensioni, a volte di scarso significato e a volte tali da determinare un infarto del tessuti nutriti da quei vasi. Sic et simpliciter: inutile invocare catecolamine, grafene, o altre spiegazioni che richiedono atti di fede.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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