Gli azzeccagarbugli sono al lavoro per guadagnarsi un po' di visibilità discettando sulle norme internazionali per il salvataggio delle vite in mare. I naufraghi vanno portati qui... no, vanno portati là... Ma quante balle! I naufraghi vanno portati nel porto sicuro più vicino. I soli due problemi su cui dovrebbero esprimere il loro autorevole parere questi perditempo sono due. Il primo: cosa si intende per naufrago? Chi si mette per mare su una bagnarola con lo scopo di farsi raccogliere da una nave vera per entrare poi illegalmente in un Paese straniero è un naufrago o più semplicemente è solo uno che sta prendendo per il culo il prossimo? Il secondo: cosa si intende per porto sicuro più vicino? Tunisi, Monastir, Sfax, Tripoli, La Valletta non sono vicini e sicuri? Per un vero naufrago, è porto sicuro qualsiasi pezzo di terra su cui possa sbarcare all'asciutto. Ovvio che se il naufrago non è naufrago ma migrante illegale furbetto, porto sicuro è quello dove aveva intenzione di sbarcare per farsi mantenere.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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