“Come è possibile che soggetti mai esposti al virus abbiano nel loro corpo cellule T specifiche in grado di rispondergli? Gli studiosi hanno scoperto che esistono delle cellule T che sono in grado di riconoscere diversi virus che presentano delle caratteristiche strutturali comuni (in termine tecnico ‘cross-reattive’) e che sono in grado di reagire a più virus contemporaneamente. Nello specifico, in questi studi hanno dimostrato che i soggetti che avevano incontrato i più comuni coronavirus stagionali del raffreddore avevano delle cellule T in grado di riconoscere ed eliminare anche Sars-CoV-2. Sulla base dei loro risultati, quindi, i ricercatori ipotizzano che un’esposizione preesistente ai virus del raffreddore possa contribuire alle variazioni della gravità della malattia nei pazienti che contraggono Covid-19».

Giuro. Non ce la faccio più a sopportare questi “ricercatori”. I dati presentati come ultime novità dall’Istituto Mario Negri sono noti almeno da cinquant’anni. Basta acquistare un qualsiasi testo di patologia medica scritto dagli anni Settanta in poi o fare una veloce ricerca in Internet tramite PubMed di articoli pubblicati sull’immunità alle malattie infettive per rendersi conto che quaeste “scoperte” le conosciamo da decenni. Se gli “scienziati” che si sono occupati di COVID-19 in questi tre anni hanno sostenuto che l’immunità da vaccino dura pochi mesi (e quella naturale, paradossalmente, anche meno), questo vuol dire semplicemente che non si trattava di “scienziati”, ma di individui incolti e troppo pigri per studiare, magari prezzolati da poteri economici e politici. È da più di cinquant’anni che sappiamo dell’esistenza di una memoria immunitaria che va oltre la presenza di  anticorpi specifici dimostrabili; ed è da più di cinquant’anni che sappiamo che a volte è possibile essere re-infettati se il virus va incontro a certe mutazioni e che d’altra parte a volte è possibile essere protetti dall’infezione di un dato virus se si possiede una memoria immunitaria acquisita nei confronti di un virus simile.

Da parte mia, io sono proprio uno di quei soggeti che, pur essendo stati esposti continuamente al virus SARS-CoV-2 (e pur non avendo mai usato mezzi di protezione individuale se non nei luoghi in cui era obbligatorio per legge), non è mai “riuscito” a sviluppare anticorpi rilevabili. Ma non mi sono mai preoccupato della cosa proprio perché sapevo da decenni che esistono difese naturali che rendono superflua la produzione di anticorpi specifici. E adesso dovrei ringraziare questi “ricercatori” in calzoncini corti per avermelo “spiegato”?

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