Temo di non aver capito questa faccenda di far sbarcare i migranti che hanno bisogno di assistenza. Dopo che li abbiamo assistiti, cosa succede? Li rispediamo da dove sono venuti come abbiamo fatto (si presume) con quelli che non avevano bisogno di assistenza? Non sarà che questa è l’ennesima presa in giro, il solito “tutto deve cambiare perché tutto rimanga come prima”?
Comunque, quando ho dovuto fare gli esami per l’abilitazione a medico di bordo, avevo dovuto anche studiare i regolamenti italiani e internazionali, e non c’era in nessun punto alcun obbligo di PATTUGLIARE il mare per ANDARE a cercare EVENTUALI naufraghi. Molto semplicemente, quando una nave che sta navigando per i fatti suoi riceve una richiesta di soccorso da un’altra nave in difficoltà o da scialuppe di salvataggio messe in acqua da una nave in procinto di affondare, quella nave è obbligata a modifcare la sua rotta per dirigersi sul luogo del naufragio e raccogliere i naufraghi, dopo di che li deve portare al porto di sua destinazione o al porto sicuro più vicino. Per “porto sicuro” non si intende un posto scelto dai naufraghi o verso il quale i naufraghi erano in viaggio, ma un porto in cui la nave possa sbarcare i naufraghi in sicurezza per il proprio equipaggio e per i naufraghi (non su uno scoglio, insomma). In pratica, naufraghi raccolti in acque più vicine alla Libia o alla Tunisia, devono essere portati in porti libici o tunisini. Devono essere portati a porti italiani, e non libici o tunisini, solo quei naufraghi che sono colpevoli di reati commessi in Libia o in Tunisia e che in quei Paesi rischierebbero condanne non previste dalla legislazione italiana (ad esempio, la pena di morte), ma in quel caso devono essere consegnati direttamente all’Autorità Giudiziaria italiana per essere giudicati in Italia. In tutti gli altri casi, i naufraghi devono essere portati in Libia o in Tunisia. Nel caso, non previsto dai regolamenti internazionali, in cui qualche armatore mandi in giro per il mare navi a CERCARE eventuali naufraghi che ancora non hanno fatto naufragio e non hanno chiesto soccorso, TUTTI gli obblighi di assistenza ricadono su quell’armatore e sul Paese che l’ha autorizzato. Considerato comunque che andare a cercare “naufraghi non ancora naufragati” equivale a creare false aspettative e a indurre i migranti ad affrontare la traversata senza le necessarie precauzioni di sicurezza, e quindi a condannare a morte quei migranti che non si riuscisse a soccorrere, una tale attività dovrebbe essere vietata e severamente punita.
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