Allora, per i miei amici Matteo, Massimo, Fabrizio, Franco, Ilaria, Andrea (e Roberto, ad honorem), ecco quello che si sapeva “prima” del loro arrivo sulla scena del covid:
1) i virus sono più piccoli dei batteri e passano attraverso le mascherine
2) i virus che provocano malattie respiratorie “galleggiano” nell’aria come e meglio del pulviscolo atmosferico e vengono trasportati dall’aria a distanze imprecisabili, sicuramente di parecchi metri
3) i guanti (sterili o no) non hanno la capacità di inattivare batteri e virus che, sia pure in misura limitata, ha la cute, soprattutto quella delle mani; inoltre, nel toglierli, chi non è stato addestrato in sala operatoria riporta sulla mani tutto quanto si è accumulato sui guanti; infine, se non vengono eliminati in modo adeguato, i guanti (così come i fazzoletti di carta) rappresentano un veicolo di diffusione delle infezioni
4) nessun disinfettante utilizzabile sulla cute riduce la carica batterica o virale in misura significativa se non viene applicato per parecchi minuti, e nessuno la azzera
5) le nostre difese dai microrganismi patogeni, batteri o virus, non sono limitate agli anticorpi dosabili in laboratorio, ma includono anticorpi normalmente non dosati e soprattutto difese non anticorpali
6) gli anticorpi formati in conseguenza di un primo incontro con un patogeno non rimangono a livelli elevati per tutta la vita, e spesso diventano indosabili col passare del tempo, ma possono tornare a livelli protettivi in risposta a un successivo incontro con quel patogeno, grazie alla “memoria immunitaria”; di conseguenza è impossibile e non ha senso stabilire quanto dura l’immunità anticorpale ed è disonesto fornire “dati” al riguardo
7) le difese che si sviluppano in risposta ad un’infezione naturale sono più valide e complete rispetto a quelle che si sviluppano con una vaccinazione; è falso e disonesto affermare il contrario
8) un vaccino preparato con un virus “intero” (attenuato o inattivato) è più efficace di un vaccino preparato con una singola proteina virale, soprattutto quando il virus è soggetto a frequenti e importanti mutazioni
9) la “rivaccinazione” (cioè la somministrazione di una seconda dose di vaccino) rafforza la risposta anticorpale, ma è utile solo quando il virus non ha tendenza a mutare; una seconda, terza, quarta o ennesima dose con lo stesso vaccino dopo che il virus è mutato non ne può aumentare l’efficacia, esattamente come ri-somministrare un antibiotico contro cui un batterio ha sviluppato una resistenza non serve a nulla (se non ad aumentare i rischi di effetti collaterali)

10) i Coronavirus non sono nati nel 2019 ma sono conosciuti da parecchi decenni, con ogni probabilità sono con noi da tempi immemorabili e sono tra gli agenti causali del comune raffreddore; questo significa che, mentre una vaccinazione anti-coronavirus basata su un'unica proteina virale di un particolare Coronavirus può non conferire una protezione di qualche utilità, è d'altra parte possibile che alcuni individui della nostra specie abbiano acquisito una resistenza crociata al SARS-CoV-2 grazie a parecchi episodi di raffreddore avuti nel corso della loro vita (cosa che può spiegare la maggior gravità della malattia negli abitanti dei piccoli paesi, dove la promiscuità è minima, rispetto agli abitanti delle grandi città).


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