Per la tragedia di Ischia non sarà la causa principale, ma c'è un difetto di fondo nella nostra legislazione che dovrebbe essere preso in esame. "Abusiva" dovrebbe essere solo una costruzione eseguita in un luogo che l'autorità pubblica ha definito "non edificabile" per motivi obiettivi, non perché uno studio urbanistico lautamente pagato dal Comune ha deciso che lì non si può costruire perché un contadino ancora da trovare dovrà coltivare il topinambur o perché un amico degli amici ha una villa lì di fianco alla quale non si può togliere il bel panorama. Con questi limiti all'edificabilità si ottiene solo un aumento dei prezzi dei terreni e dei costi di costruzione che spinge poi chi non ha mezzi sufficienti a costruire la sua casa in zone non idonee.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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