Dopo i primi due o tre mesi di disorientamento, ai pazienti che mi chiedevano cosa fare se avessero preso "il covid", consigliavo di non fare nulla. "E se non riesco a respirare?", mi chiedevano. "Prima di pensare a un ricovero, prendete un ansiolitico". Sicuramente qualcuno avrà pensato che ero "fuori di melone". Ne ho riparlato qualche giorno fa con un collega che ha pensato di me la stessa cosa. E allora, a proposito di quanto ossigeno ci serva per sopravvivere, ripropongo un vecchio diagramma che riporta quanto ossigeno c'è nell'aria che respiriamo in due condizioni: a livello del mare a a 4mila metri. Essere portati velocemente a 4mila metri ci fa star male parecchio, ma c'è gente che a quell'altitudine vive normalmente. Dare il tempo a chi si ritrova con poco ossigeno nei polmoni e nel sangue di adattarsi funziona a 4mila metri, ma funziona anche ad altitudini normali quando i polmoni perdono efficienza per un forte stato infiammatorio. Questo non vuol dire che possiamo risolvere una polmonite con un ansiolitico, ma che prima di arrivare a pompare ossigeno à gogo dei polmoni di un malcapitato che ha "fame d'aria" è necessario distinguere quello che è il bisogno di ossigeno "fisiologico" da quello che è il bisogno di ossigeno "psicologico", anche perché esporre le cellule dell'albero respiratorio a un eccesso di ossigeno nell'intento di "far respirare meglio" le altre cellule dell'organismo vuol dire letteralmente bruciarle.

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