Dopo i primi due o tre mesi di disorientamento, ai pazienti che mi chiedevano cosa fare se avessero preso "il covid", consigliavo di non fare nulla. "E se non riesco a respirare?", mi chiedevano. "Prima di pensare a un ricovero, prendete un ansiolitico". Sicuramente qualcuno avrà pensato che ero "fuori di melone". Ne ho riparlato qualche giorno fa con un collega che ha pensato di me la stessa cosa. E allora, a proposito di quanto ossigeno ci serva per sopravvivere, ripropongo un vecchio diagramma che riporta quanto ossigeno c'è nell'aria che respiriamo in due condizioni: a livello del mare a a 4mila metri. Essere portati velocemente a 4mila metri ci fa star male parecchio, ma c'è gente che a quell'altitudine vive normalmente. Dare il tempo a chi si ritrova con poco ossigeno nei polmoni e nel sangue di adattarsi funziona a 4mila metri, ma funziona anche ad altitudini normali quando i polmoni perdono efficienza per un forte stato infiammatorio. Questo non vuol dire che possiamo risolvere una polmonite con un ansiolitico, ma che prima di arrivare a pompare ossigeno à gogo dei polmoni di un malcapitato che ha "fame d'aria" è necessario distinguere quello che è il bisogno di ossigeno "fisiologico" da quello che è il bisogno di ossigeno "psicologico", anche perché esporre le cellule dell'albero respiratorio a un eccesso di ossigeno nell'intento di "far respirare meglio" le altre cellule dell'organismo vuol dire letteralmente bruciarle.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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