Illustrando la figura dell’ex-parlamentare europeo Antonio Panzeri, indagato per le mazzette del Qatar, qualcuno ha ricordato che Panzeri era stato eletto con, se ricordo bene, quarantamila preferenze. Dimentichiamoci però del personaggio e concentriamo piuttosto la nostra attenzione su quelle preferenze, anche perché numeri di quella grandezza sono “normali” e sarebbe ora che ci facessimo qualche domanda, noi che partecipiamo al gioco “democratico”ogni volta che ci rechiamo ai seggi elettorali. Dare un voto di preferenza a un candidato presuppone (o dovrebbe presupporre!) una personale conoscenza di quel candidato, o quanto meno aver letto con molta attenzione una sua biografia, meglio se un’“autobiografia” che permetta di leggere tra le righe le sue idee più profonde e il suo modo di esprimerle. E allora chiedo: quarantamila preferenze equivarrebbero a quarantamila conoscenze personali e/o attente letture di una biografia o autobiografia? Io non ci credo. Le preferenze indicate sulla scheda elettorale non si riferiscono al candidato che le riceve, se non in un numero molto limitato, ma testimoniano nella maggior parte dei casi una fiduciosa e supina accettazione di un candidato proposto dal partito del cuore, spesso solo perché compare come primo della lista, a volte perché ha un nome o un volto più simpatici o meno antipatici di altri candidati. E viene allora un’altra domanda: è questa la democrazia?
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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