Illustrando la figura dell’ex-parlamentare europeo Antonio Panzeri, indagato per le mazzette del Qatar, qualcuno ha ricordato che Panzeri era stato eletto con, se ricordo bene, quarantamila preferenze. Dimentichiamoci però del personaggio e concentriamo piuttosto la nostra attenzione su quelle preferenze, anche perché numeri di quella grandezza sono “normali” e sarebbe ora che ci facessimo qualche domanda, noi che partecipiamo al gioco “democratico”ogni volta che ci rechiamo ai seggi elettorali. Dare un voto di preferenza a un candidato presuppone (o dovrebbe presupporre!) una personale conoscenza di quel candidato, o quanto meno aver letto con molta attenzione una sua biografia, meglio se un’“autobiografia” che permetta di leggere tra le righe le sue idee più profonde e il suo modo di esprimerle. E allora chiedo: quarantamila preferenze equivarrebbero a quarantamila conoscenze personali e/o attente letture di una biografia o autobiografia? Io non ci credo. Le preferenze indicate sulla scheda elettorale non si riferiscono al candidato che le riceve, se non in un numero molto limitato, ma testimoniano nella maggior parte dei casi una fiduciosa e supina accettazione di un candidato proposto dal partito del cuore, spesso solo perché compare come primo della lista, a volte perché ha un nome o un volto più simpatici o meno antipatici di altri candidati. E viene allora un’altra domanda: è questa la democrazia?

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