Da tempo ormai nei media abbondano e si rincorrono notizie di comportamenti non solo violenti, ma soprattutto assurdamente violenti. Giornalisti, psicologi e tuttologi girano a vuoto intorno alle possibili spiegazioni, ma io vorrei ricordare uno studio iniziato nel 1947 dall’etologo John B. Calhoun e proseguito per oltre vent’anni sulle dinamiche delle popolazioni prendendo come soggetto prima i ratti e poi i topi.
Calhoun scoprì che a mantenere stabile la popolazione entro dati limiti non era, come suggerito dalla teoria di Malthus, la quantità del cibo disponibile (che veniva fornito a sufficienza), ma l’aggressività e le devianze sessuali che si creavano con l’aumentare della densità della popolazione. Negli anni seguenti c’è stato un susseguirsi di arrampicate sugli specchi da parte di “scienziati” che oggi definiremmo “mainstream” per trovare difetti in quello studio o per escludere che i risultati possano essere trasferiti a Homo sapiens. Nella società dei consumi non era (e non è) politicamente corretto vedere nella sovrappopolazione un fatto negativo e quindi bisognava e bisogna nascondere o screditare a tutti i costi qualsiasi studio e opinione che ne mettano in evidenza i rischi per una civile convivenza.
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