In genere ci si vanta di possedere qualcosa di eccezionale, non di possedere l’ovvio. Chi arriva a vantarsi di possedere l’ovvio probabilmente lo fa per nascondere che non possiede nemmeno quello. Ho pensato a questa regola empirica la prima volta che ho sentito parlare della “Evidence Based Medicine” (Medicina Basata sulle Evidenze). A parlarne era stato, nel 1991, un medico canadese, Gordon Henry Guyatt, in una rivista dell’American College of Physicians. Da allora l’idea ha preso piede e ha avuto una notevole espansione, in parallelo con la mania molto americana, e in particolare della “sinistra progressista” americana, di ergersi a fustigatrice dei cattivi costumi degli sciatti, approssimativi e trasandati europei. E naturalmente coloro che in Europa avevano la coda di paglia non se lo sono fatto dire due volte e hanno aderito entusiasticamente a quello che stava diventando un movimento.
Personalmente, avendo già ampiamente constatato la stupidità dell’euforia classificatoria d’oltreoceano, con le sue “griglie”, i suoi “diagrammi di flusso”, e tutto quanto serve per automatizzare il lavoro degli sciocchi e renderlo facilmente inseribile in un programma di computer, dopo qualche attimo di curiosità, ho lasciato perdere quella brava gente e i suoi giochini. Ecco però che, con l’arrivo della pandemia da COVID-19, fa la sua improvvisa comparsa sui nostri teleschermi un medico che, tirandosi dietro il titolo di fondatore di un “Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze”, si mette a erudirci sul Coronavirus e le sue malefatte. Eh, no! Di nuovo! Ma dìtemi un po’: quale disciplina che ambisce ad essere scientifica può basarsi su altro che non sia “evidenza”? Il problema non è stablire se sia il caso di basarsi sulle evidenze oppure no. Il problema è capire quale “evidenza” è corretta e quale è sbagliata o, se vogliamo essere un po’ cinici, quale è onesta e quale è contraffatta. Se mi dici che tu ti basi sull’evidenza, sottintendendo con ciò che gli altri si basano sulle fantasie, non préndertela se ti dico che sento puzza di imbroglio.
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