Forse è necessario chiarire ancora una volta la mia posizione sui vaccini. Io non sono un “no-vax”. Io sono un medico che ha sempre creduto nell’utilità dei vaccini e nella convenienza di vaccinarsi piuttosto che fare l’infezione naturale quando la malattia presenta rischi concreti e superiori a quelli della vaccinazione. E sono anche convinto che questa convenienza può esserci o non esserci a seconda della fascia d’età e delle condizioni base di salute dei soggetti da vaccinare, come ad esempio nel caso della vaccinazione anti-influenzale.
Proprio in quanto medico che cerca di essere il più possibile esente da preconcetti, e quindi medico “pro-vaccini”, non posso accettare che il buon nome dei vaccini veri venga diffamato dai vaccini falsi. E, parlando di “vaccini falsi”, mi riferisco ai cosiddetti “vaccini anti-covid” basati sulla somministrazione di vettori virali o di mRNA, e non di microrganismi uccisi o attenuati o loro frammenti, iniettati per essere riconosciuti come estranei e stimolare quindi la specifica risposta immunitaria. I vettori virali o l’mRNA sono infatti solo “istruzioni” date alle nostre cellule (“quali”?) affinché sintetizzino le parti del microrganismo che dovranno essere riconosciute come estranee dal nostro sistema immunitario, che sarà quindi stimolato a produrre la specifica risposta anticorpale: un giro non solo inutile e vizioso, ma a rischio di indurre una risposta autoimmunitaria contro cellule magari importanti del nostro organismo.
Ma vorrei spiegare meglio la mia posizione con un esempio. I proponenti dei “vaccini” a vettore virale o a mRNA sono come venditori che offrono mele marce. I no-vax sono come gente che rifiuta quelle mele perché sostiene che “le mele fanno male”. Io sono invece uno che rifiuta le mele marce dicendo: “Queste mele sono marce: te le puoi tenere ed è superfluo che ti dica dove te le puoi infilare”. Purtroppo i venditori di mele marce continueranno a proporre le loro mele marce e a trovare acquierenti grazie al fatto che sarà loro facile mettere in ridicolo quelli che dicono che “le mele fanno male”, distogliendo in tal modo l’attenzione dei loro clienti dal fatto che “quelle” mele sono marce.
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