Repubblica.it: “Non sono nè ‘lui’ nè ‘lei’. Chiamatemi ‘loro’”. Come rivolgersi ad una persona non binaria. Quali pronomi bisogna utilizzare per chi non si riconosce nel genere maschile e neppure in quello femminile?”.
Allora... Andiamo con ordine. L'esistenza di due sessi in molte forme viventi, Homo sapiens compreso, può piacere o non piacere, ma è così e Madre Natura se ne frega di quello che potete pensare o volere. Poi, se qualcosa va storto nel corso della meiosi e qualcuno si trova con qualche cromosoma sessuale in più o in meno, quello è un altro discorso e non è comunque quello che interessa i cultori del "gender". La realtà è che esistono maschi ed esistono femmine. Con chi un maschio o una femmina voglia far sesso, quello è affar suo ed eventualmente, se proprio vuol farlo sapere in giro, è affare del produttore di film porno di sua fiducia e dei fruitori di quei film. Da ultimo, come uno o una voglia acconciarsi o vestirsi è ancora affar suo o sua e del suo o sua parrucchiere o sarto. Detto questo, però, e considerando proprio quanto appena è stato necessario specificare ("suo/sua"), dover appiccicare un genere ad articoli, sostantivi, aggettivi e pronomi è una gran rottura di scatole. Una lingua non si può certo modificare per decreto legislativo o per decisione di linguisti perditempo, ma almeno auspicare che la lingua si evolva verso una futura eliminazione di certi orpelli credo sia condonabile.
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