Uno dei tanti talk-shows televisivi si è occupato questa sera del caso di un gioielliere che ha inseguito tre rapinatori in fuga dal suo negozio dopo la rapina e ne ha uccisi due. Una giornalista, tanto intelligente quanto simpatica, ha voluto far sapere che secondo lei il gioielliere non avrebbe dovuto tenere una pistola in negozio, e che anzi nessuno dovrebbe avere un'arma. Forse la signora non sa che in Italia esiste il porto d'armi per caccia, per tiro a segno e per difesa personale, ma non per rapina, e ciò nonostante ladri e rapinatori solitamente hanno e usano pistole e mitra. Questo significa che il nostro Stato controlla fin troppo bene le armi dei pochi cittadini onesti che ne possiedono, ma non riesce minimamente a controllare le armi dei criminali. Se un giorno lo Stato dovesse vietare ai cittadini il possesso di armi, tale divieto verrebbe quindi osservato solo dai cittadini onesti e non dai criminali, che quindi passerebbero da un rischio del 15-20% che la vittima possa difendersi con un'arma a un rischio dello 0%. A rigor di logica questo farebbe prevedere un aumento esponenziale dei furti, delle rapine e delle violenze in genere, ma la bionda giornalista a questo non ci arriva. C'è però anche dell'altro, dato che la nostra giurisprudenza, intelligente quanto la giornalista, esclude che si possa inseguire e sparare a dei rapinatori in fuga: non è "legittima difesa". Il messaggio della giurisprudenza quindi è: "Una volta che avete completato la rapina, andate tranquilli a casa a dividervi il bottino, perché nessuno può più spararvi né usare altre forme di violenza per fermarvi". Siamo insomma alla follia pura. Se almeno giuristi e giornalisti fossero pagati dall'Anonima del Crimine, potremmo consolarci: alla corruzione ci abbiamo ormai fatto il callo. Il guaio è che molto probabilmente giuristi e giornalisti in questo caso hanno le mani pulite e la coscienza candida. Comunque, se un rapinato insegue dei rapinatori dopo la rapina, e spara per fermarli e li uccide, non è vero che quella non è legittima difesa. Lo è a pieno titolo, solo che non è la legittima difesa del rapinato, ma la legittima difesa mia e di tutti gli altri cittadini onesti. Se la vittima spara prima di essere aggredito, difende sé stessa. Se spara dopo, mirando ai criminali in fuga, difende la società dei cittadini onesti.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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