A proposito di populismo... Adesso stanno pensando di togliere il numero chiuso nelle facoltà di Medicina e Chirurgia. Perché solo in quelle facoltà? Per guadagnare i voti di un popolo reso ipocondriaco dalla gestione ufficiale dell’emergenza covid, un popolo che non riesce più a trovare un medico perché molti medici hanno approfittato di quell’emergenza per imboscarsi?

Andiamo con ordine. Ormai la maggior parte dei commentatori politici appartiene a una generazione che è troppo giovane per aver seguito la questione quando il numero chiuso era stato introdotto. Allora sarà meglio informarli. Il numero chiuso era stato introdotto perché diversi anni prima l’accesso a tutte le facoltà universitarie era stato aperto a tutti i diplomati di qualsiasi scuola superiore (prima Medicina e Chirurgia era accessibile solo ai diplomati del liceo classico e del liceo scientifico). Dato che fare il medico era uno status symbol e consentiva un discreto reddito, quell’apertura aveva determinato un aumento enorme degli iscritti a Medicina e Chirurgia, il cui numero superava ampiamente le capacità di assorbimento dei laboratori e delle corsie delle cliniche universitarie. Si sarebbero dovuti forse ampliare laboratori e corsie, ma non c’erano risorse sufficienti, e non sarebbe comunque nemmeno stato il caso, dato che l’Italia era tra le nazioni col maggior numero di medici per abitanti. E in effetti per diversi anni i medici non solo sono stati preparati senza che molti di loro avessero potuto vedere una provetta o un paziente, ma poi, dopo la laurea, molti di loro sono rimasti a spasso e hanno dovuto ingegnarsi a fare altro (non c’era il reddito di cittadinanza!).

Col passare degli anni, il surplus di medici si è ridotto, sia grazie al numero chiuso, sia soprattutto grazie a una dirompente medicalizzazione della società che ha creato posti di lavoro artificiali per i medici. Adesso ci troviamo con un numero di medici divenuto nel frattempo insufficiente a coprire tutti quei posti fasulli, ma i politici non possono togliere all’elettorato “servizi” che, inutili finché si vuole, erano però stati presentati come indispensabili, pena la perdita di consensi. Inoltre,  grazie al covid, i medici di base hanno avuto giustificazioni a iosa per rendersi preziosi e introvabili. Comportamenti che prima sarebbero stati sanzionati con la perdita della Convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, la sospensione dall’Ordine dei Medici, o addirittura dnunce penali sono divenuti accettabili o addirittura “consigliati” da Aziende Sanitarie e Ordini. Anche a livello ospedaliero il lavoro di corsia e sala operatoria è stato diluito da riunioni, discussioni di gruppo, corsi di aggiornamento e altre occasioni superficialmente giustificatissime, ma in sostanza dispersive. Ecco quindi che è esplosa la necessità di trovare sempre più medici. Si è arrivati, con la scusa dell’emergenza, ad arruolare medici stranieri che in Italia fino a qualche anno fa non avrebbero potuto legalmente nemmeno consigliare una dieta dimagrante o fare un’iniezione. E adesso si sta pensando di togliere il numero chiuso, con la speranza che fra sei o sette anni avremo più medici. A parte il fatto che produrre più medici vuol dire produrre più spesa sanitaria diretta (stipendi) e indotta (farmaci, esami e altre prestazioni non sempre indispensabili); il fatto è che, se non si creano più laboratori e non si espandono le corsie dove gli studenti di medicina possano ricevere un reale insegnamento concreto, torniamo al problema che si era tentato di risolvere col numero chiuso. D’accordo che “è meglio un asino vivo che un dottore morto”, ma non credo che siamo sulla strada giusta, anche perché, se vogliamo dirla tutta, il vero problema col numero chiuso non è il numero chiuso in sè stesso, ma il fatto che la selezione è basata sul passare un test di ingresso che non è mai stato propriamente validato (cioè non è mai stato verificato se chi passa quel test sarà veramente un medico migliore di chi non l’ha passato, o addirittura se sarà un buon medico). E in realtà quanto sto vedendo nella “performance” dei miei colleghi delle ultime generazioni non è per nulla entusiasmante.

In conclusione, prima di prendere decisioni “di pancia”, buone solo per assicurarsi popolarità per le  prossime elezioni, sarebbe il caso di 1) informarsi, 2) riflettere, e 3) risolvere i problemi uno per volta.

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