Ho già espresso i miei dubbi sul "cappotto termico" degli edifici, e adesso l'Unione Europea generosamente me li conferma. A parte il fatto che un conto è la dispersione termica di una casa non termoisolata a Lubecca e un conto ben diverso è la dispersione termica di una casa non termoisolata a Bari, quello che non mi convince per niente è che il risultato di un intervento di isolamento si valuta misurando la dispersione prima dell'intervento e dopo. Se quello che importa è ottenere un risultato e non invece favorire gli amici che si occupano di cappotti termici, quale intervento sia stato attuato non ha la minima importanza. Quello che importa è il risultato, non come è stato raggiunto. E invece sembra che per essere in regola con la legge bisognerà attuare determinati interventi, senza alcuna misurazione di controllo prima e dopo quegli interventi. Se non sentite puzza di corruzione, forse i vostri bulbi olfattivi non hanno ancora recuperato dopo il covid.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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