La polemica sul reddito di cittadinanza ha fatto emergere il problema del caro-affitti. Anche se usato magari in modo capzioso dai difensori del reddito di cittadinanza, il problema esiste senza ombra di dubbio. Esiste, ma nessuno vuole ammetterlo, men che meno affrontarlo, anche se gli viene sbattuto in faccia come in questi giorni. Tutto è nato diversi decenni fa, quando la vera e unica "trattativa Stato-Mafia" ha imposto l'uscita dello Stato dal settore abitativo per consentirvi l'ingresso della Mafia. A tenere a bada la speculazione dei palazzinari, c'erano le case dei militari e quelle dei ferrovieri, degli ospedalieri e anche quelle dei dipendenti di molte grandi ditte private o partecipate dello Stato, e c'erano le case popolari, inizialmente decenti (le "case Fanfani") e poi sempre più orrende per scoraggiare il proseguimento di quegli interventi. Poi, dopo l'occupazione mafiosa dei Comuni, è arrivata anche la "legge Bucalossi" che dava ai Comuni il potere di negare e/o rendere economicamente inavvicinabile per la maggior parte dei privati cittadini l'edificabilità dei terreni, con il prevedibile ed evidentemente previsto risultato di ridurre l'offerta abitativa e quindi far schizzare il mercato immobiliare alle stelle. In sostanza oggi gran parte del reddito di chi produce beni e servizi reali viene fagocitata da giocatori di Monopoli che si sono appropriati di "caselle" su cui hanno messo le loro "case". A questo punto è ovvio che stipendi certamente non alti ma pur sempre commisurati al lavoro svolto diventano insufficienti a pagare un affitto che la speculazione ha fatto crescere a dismisura. Il risultato è che lo Stato (cioè i cittadini sul cui lavoro lo Stato esige un "pizzo" chiamato "imposta sul reddito") è obbligato a mantenere gente a far nulla a casa dei genitori, dato che andare a vivere dove ci sarebbe un lavoro comporta la necessità di pagare un affitto che non lascia abbastanza per mangiare. E aggiungiamo anche che l'industria, che dovrebbe ridurre i salari e gli stipendi per mantenersi concorrenziale nei confronti dei Paesi emergenti, è costretta invece ad aumentare quei salari e quegli stipendi per permettere ai dipendenti di pagare affitti a livelli "europei" in una nazione che non può pensare a salari e stipendi "europei" se vuole sopravvivere alla concorrenza. Siamo insomma in un circolo vizioso in cui ad avvantaggiarsi sono solo l'edilizia e i proprietari di immobili (almeno fino a che il limone che stanno spremendo avrà ancora qualche goccia di succo: dopo sarà dura anche per loro).

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