L'ostinazione degli "esperti" al copia-e-incolla delle castronerie da loro declamate durante la cosiddetta "emergenza covid" si spiega con un noto meccanismo psicologico, quello del gioco d'azzardo. A giocare d'azzardo, i furbi non cominciano neppure. I meno furbi, ma non scemi del tutto, iniziano a giocare e, se si accorgono che stanno perdendo, escono dal gioco a gambe levate. Gli scemi totali invece vanno avanti, illudendosi che prima o poi vinceranno e si rifaranno di tutto quello che hanno perso; e, più vanno avanti, più sono obbligati a continuare, prigionieri di un investimento divenuto ormai troppo grande.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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