Inebriati dal potere raggiunto, i principali esponenti del nuovo esecutivo stanno rispolverando il loro vecchio chiodo fisso del “presidenzialismo”.
Forse quelle menti eccelse riuscirebbero a capire la stupidità di quel loro progetto se dicessi loro che anch’io sarei favorevole al presidenzalismo, ma solo ad un patto: che il presidente sia io. La loro poca lungimiranza (e sconfinata presunzione) arriva al punto che non riescono a concepire l’eventualità che a fare il presidente possa essere un giorno qualcuno dei loro avversari. Non c’è dubbio che, più potere ha, più chi è al governo può fare il bello e il cattivo tempo senza che qualcuno gli dia troppo fastidio. Ma questo non vale solo quando al potere ci siamo noi, belli, buoni, onesti educati, colti, intelligenti, sobri, ed altruisti. Vale anche quando al potere ci sono quei nostri avversari, brutti, cattivi, ladri, screanzati, ignoranti, dementi, scialacquatori, ed egoisti. E quando saranno loro a prendere il potere, cosa ne sarà del nostro povero Paese?
L’idea di un presidente con ampi poteri, vale a dire di un leader, di un duce, di un Führer (chiamàtelo come preferite) ha una sua utilità quando il gruppo di cui è a capo è unito e compatto e si trova in un momento di rischio per la vita dei suoi membri. Situazioni così si verificavano nella preistoria e, volendo essere generosi, forse anche ai tempi delle città-stato. La figura del princeps è sopravvissuta fino alla prima metà del Novecento ma, salvo qualche ritorno di fiamma, era andata progressivamente perdendo le sue prerogative e speravamo che sarebbe finalmente stata messa definitivamente in soffitta. La guida unica e indiscutibile va bene quando un gruppo, necessariamente piccolo come numero, possiede un’unica religione, un’unica lingua e un unico sentire politico, e i suoi membri sono minacciati nella loro stessa esistenza da un altro gruppo che li vuole annientare o fare schiavi. In quei momenti non è il caso di perdere tempo in discussioni. Si elegge un capo e si fa quello che dice lui
Ma la situazione attuale del nostro Paese (come di tutti i Paesi ormai) non è affatto quella. Abbiamo forse nemici “commerciali” che vogliono rubarci mercati, ma non ci sono orde di invasori che vogliono mettere a ferro e fuoco le nostre città, uccidere i nostri vecchi, stuprare le nostre donne, e prendere schiavi i nostri uomini. Non abbiamo una religione di Stato e nemmeno una lingua ufficiale. Le nostre idee politiche sono vaghe e variegate e ci portano a litigare continuamente fra noi. Non abbiamo la minima idea di come vengano utilizzate le tasse che paghiamo, e anzi abbiamo il fondato sospetto che vengano in gran parte utilizzate “contro” di noi. A questo punto, non solo non abbiamo alcun nemico esterno contro cui combattere sotto una guida unica indiscussa e indiscutibile, ma se anche il nostro Paese fosse nelle mire di un altro (che so, della Finlandia piuttosto che dello Sri Lanka), non varrebbe la pena di rischiare morti e distruzioni per conservare una religione che pochi professano, una lingua che sta ormai cedendo il passo ad altre e che pochi usano correttamente, una concezione della politica assolutamente non unitaria (e non parlàtemi della “libertà di opinione”, altrimenti mi fate arrabbiare. Nnon confondente la libertà di chiacchierare concessa dalla furbizia del potere con la “democrazia”). E per le tasse, se lo scàrico del lavandino si trova a Baku invece che a Roma, che differenza fa?
Allora diciàmocelo francamente: non abbiamo alcun bisogno di un presidente con il potere di prendere decisioni all’istante e senza essere contraddetto. Se perdiamo le “guerre commerciali”, è a causa di una globalizzazione su cui non avrebbe alcun potere nemmeno un “presidentissimo”. Anzi, quello che ci serve è una discussione seria e pacata che ammetta un vero contraddittorio e non solo la pappagallesca ripetizione di un “pensiero unico”, magari dettato da poteri estranei al gioco democratico, che trovano più agevole “fare affari” con presidenti che con Parlamenti. Ma poi, se tutto questo non basta a convincere i patiti del presidenzialismo, ci siamo già dimenticati delle prove generali di presidenzialismo che abbiamo avuto negli ultimi tre anni con i DPCM, “Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri"? O forse qualcuno che dice di essere della parte opposta ne ha tanta nostalgia?
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