Mentre sonnecchiavo mi è parso di sentire dal televisore dimenticato acceso una voce che parlava di una sportiva di colore che si lamentava perché c’è gente che non la considera italiana. Non la conosco, ma presumo che il suo considerarsi italiana derivi dall’essere nata in Italia, e fin qui (mi spiace per gli avversari dello jus soli) sono d’accordo con lei. Però poi la stessa voce ha aggiunto che questa sportiva si è tatuata una frase “in dialetto nigeriano”. E qui per me non va più bene. Se sei pallida come una rapa bianca e sei nata in Italia da genitori, nonni e bisnonni nati in Italia con cognomi italiani, e ti fai tatuare una frase in swahili o in tamil, per me sei e rimani italiana, anche se per qualcuno magari sei un po’ strana. Ma se sei un po’ meno chiara di una rapa bianca e sei nata in Italia da genitori immigrati da un altro continente, è un tuo diritto conservare tutti i legami che vuoi con le tue radici ma, se vuoi che io ti consideri italiana, devi tagliare quelle radici. Ripeto: non sei obbligata a tagliarle. Conservare le tue radici è tuo diritto ed è anche molto bello, ma se quelle radici sono fuori dal Paese in cui vivi e le vuoi conservare, la tua nazionalità è quella delle tue radici. Ti rispetto e ti ammiro ugualmente e sono ben felice che tu sia qui, ma non ti posso considerare italiana.

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