Ma questa storia del reddito di cittadinanza sta ancora andando avanti? Comunque cambino le norme d'attribuzione, finchè non cambiano il nome è evidente che la finalità è quella di dare un reddito minimo a TUTTI i cittadini per il solo fatto di esistere, indipendentemente dal fatto che lavorino o meno. In certe zone e/o per certe mansioni non è prevedibile che si trovino posti di lavoro REALI (cioè che servano a produrre qualcosa di utile) in tempi certi. Anzi, è molto probabile che non se ne troveranno per parecchi anni a venire. Dunque chi ha la fortuna (e a questo punto la sfortuna) di avere un lavoro deve lavorare per i prossimi anni e anni anche per chi ha la sfortuna (e a questo punto la fortuna) di non trovare un posto di lavoro? Finora non aveva mai funzionato così. Se non si trovava lavoro sotto casa, si faceva fagotto e si emigrava in un’altra provincia, in un’altra regione, in un’altra nazione, o in un altro continente. Come fa la nostra società ad essere così strabica, così schizofrenica, da glorificare da una parte chi entra anche illegalmente nel nostro Paese perché non ha lavoro nel suo, e dall’altra i nostri concittadini che, abbarbicati al loro paesello, preferiscono l’ignominia di dipendere sine die dal lavoro di altri piuttosto che cercare il lavoro dove c’è? E cos’è poi quest’altra storia del “dovere” dello Stato di “creare” posti di lavoro ad uso e consumo di questi nostri concittadini? Un posto di lavoro reale, che crea ricchezza e non ne consuma, non ha bisogno di interventi statali per essere creato. Un posto di lavoro che può nascere solo in seguito all’intervento dello Stato consuma necessariamente più ricchezza di quanta ne possa produrre.

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