Antonella Viola al Corriere della Sera: “Il vino fa male, chi beve ha il cervello più piccolo. L’aperitivo con gli amici? Succo di pomodoro o, meglio, una passeggiata”

Il problema di questa signora è che, nonostante abbia conseguito un dottorato in “biologia evoluzionistica” (stando almeno alla sua biografia su Wikipedia), non sembra applicare i principi di questa disciplina a quello che ha letto. Ogni forma di vita cerca di difendersi dalle altre in tutti i modi, anche rendendosi inappetibile. A volte infatti, come nel caso di molti vegetali, il fatto che un frutto venga mangiato da alcune specie di animali aiuta la propagazione della specie (gli animali espellono poi i semi nell’ambiente anche a distanza), ma di norma può essere utile che la commestibilità delle foglie o di altre strutture importanti per la sopravvivenza della pianta venga impedita col rendere tali strutture sgradite o addirittura in vario grado tossiche. D’altra parte l’evoluzione prevede che allo sviluppo di capacità di difesa in una forma di vita corrisponda lo sviluppo di capacità di vanificare quelle difese in altre forme di vita che hanno bisogno di cibarsi della prima. È un continuo adattarsi da una parte e dall’altra. Ora, che l’alcool sia tossico in qualsiasi dose è fuor di dubbio. Ed è anche vero che in teoria la specie umana non dovrebbe ancora aver avuto tempo di sviluppare meccanismi per neutralizzare tale tossicità, considerato che vino, birra e altri alcoolici fanno parte della sua alimentazione da un tempo che, nella scala dell’evoluzione, è del tutto irrilevante. Sta però di fatto che la specie umana possiede, forse per altri motivi, enzimi in grado di trasformare velocemente l’alcool etilico in acetaldeide e da lì in acetato e quindi in acetil-CoA, un composto tutt’altro che tossico o inutile. Il problema è la disponibilità di questi sistemi enzimatici, non uguale in tutti gli individui della specie e comunque non inducibile oltre un certo livello. La questione torna dunque ancora alla “quantità” di alcool ingerita. Una piccola quantità, come può essere quella contenuta in bevande che magari contengono anche principi di altra natura e tutt’altro che tossici, non può far male. Le affermazioni terroristiche di questa signora, basate su una scelta molto personale di dati presenti nella letteratura scientifica mal interpretati, possono servire a chi cerca visibilità mediatica con il collaudato metodo dello “sbatti il mostro in  prima pagina”, ma sono sostanzialmente spazzatura.

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