Una volta esistevano i “medici condotti”. Erano medici assunti e pagati (pochissimo) dai Comuni per assistere gratuitamente gli iscritti ad un elenco (“elenco dei poveri”) tenuto e aggiornato dai Comuni stessi e al quale non potevano certo iscriversi per avere cure e farmaci gratis famiglie notoriamente “non povere”.
Erano tempi in cui non esistevano le Aziende Sanitarie mangiasoldi, e i Comuni solitamente affidavano ai medici condotti anche le funzioni di “ufficiali sanitari”, cioè funzioni di medicina pubblica e preventiva (vaccinazioni, interventi nelle campagne antitubercolari e antimalariche, controlli sanitari di igiene edilizia, controlli su alcune professioni e sugli esercizi commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande, sull’idoneità al lavoro, etc.), e il compenso per queste mansioni aggiuntive era anche più risibile. In pratica i medici condotti riuscivano a mantenersi decentemente integrando lo stipendio con i proventi dell’attività privata e mutualistica (da cui è nata la confusione popolare tra “medico condotto” e “medico della mutua”).
Con la Riforma Sanitaria del 23 dicembre 1978, “per risparmiare”, i medici condotti vennero aboliti. Vennero aboliti in nome della “privacy” gli “elenchi dei poveri”; venne garantito a tutti, dalla famiglia dell’ultimo bracciante disoccupato a quella di Gianni Agnelli, l’utilizzo gratuito e illimitato delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale; e vennero creati “consorzi”, poi chiamati “unità” e infine “aziende” per gestire la medicina curativa e preventiva e l’igiene pubblica lontano dagli occhi indiscreti del popolo. Il discorso a questo punto si farebbe anche troppo lungo, ma quello che importa notare è che, assorbite le principali “mutue” nel neonato Servizio Sanitario Nazionale, le funzioni di medicina curativa e una piccola parte di quelle di medicina preventiva che erano state dei medici condotti vennero trasferite ai “medici della mutua”, chiamati a diventare “medici della mutua nazionale”, o “medici di base”. In sostanza questo ha comportato anche il trasferimento dalle “mutue” al Servizio Sanitario Nazionale di tutti quegli errori concettuali delle mutue che ne avevano determinato il collasso economico. E in breve si è quindi giunti all’analogo e anzi peggiore collasso economico del Servizio Sanitario Nazionale, cui si è cercato maldestramente di porre rimedico con l’introduzione di correttivi pasticciati, inefficaci o addirittura controproducenti come i “ticket” e le relative “esenzioni”.
E arriviamo adesso alla recente “pandemia”. I medici condotti erano obbligati a risiedere nel Comune che li aveva assunti, e dai cui confini non potevano uscire nemmeno per poche ore senza il permesso del sindaco. Erano in servizio ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all’anno, ma effettivamente, non tanto per dire. E, se non c’era la COVID-19, c’erano la tubercolosi (che si trasmetteva come la COVID-19), la febbre tifoide, il colera, la malaria, la sifilide, il tifo petecchiale, e tante altre malattie infettive per le quali per parecchi anni non ci sono state cure specifiche o vaccinazioni. I medici condotti erano obbligati ad andare a visitare i pazienti senza indugio, senza interrogatori e appuntamenti telefonici, senza mascherine, senza camici usa-e-getta, e tutto per la paga di un modesto impiegato. Però, “per risparmiare”, sono stati eliminati dall’oggi al domani senza dire né ai né bai. Oggi, dopo la pandemia, i medici di base hanno imparato, con la benedizione di SSN e Ordini, a non farsi trovare con la scusa del pericolo di contagio o, quando si fanno trovare, a “visitare” i pazienti (persino quelli senza sintomi di covid) per telefono o a dare appuntamenti telefonici a distanza di giorni e giorni. Senza contare che poi, salvo lodevoli ma ininfluenti eccezioni, le loro “prestazioni” si riducono a prescrizioni di visite ed esami specialistici, ripetizioni di farmaci prescritti dagli specialisti, rilascio di certificati spesso se non proprio di regola redatti col paziente al telefono o su whatsapp... Ma nonostante tutto ciò, i nostri favolosi esperti di cose sanitarie (politici, economisti e tuttologi) insistono nel mantenere a libro paga questi oltre quarantamila piccoli scrivani “vœja (e coragg) de laurà saltum adoss” con laurea in medicina. Anzi vogliono addirittura ampliarne il numero. Quarant’anni fa sono stati licenziati senza tanti complimenti medici che rendevano parecchio e costavano poco. Oggi vengono mantenuti e profumatamente pagati medici che non servono più a nulla. O tempora, o mores!
E il bello è che questi geni di politica ed economia sanitaria, voi li avete sempre votati e continuate a votarli!
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