Fino
almeno agli anni '70 essere anche solo empatici voleva dire essere
derisi e trattati come bimbetti immaturi. Ancora nel '79 chi aveva in
qualsiasi modo contribuito al salvataggio e all'accoglienza di circa 900
(diconsi novecento!) profughi vietnamiti e cambogiani veniva additato
come scriteriato traditore di un'Italia che non poteva permettersi di
venire "inquinata" da stranieri che avrebbero anche pesato
insopportabilmente sulla nostra fragile economia. Oggi buonismo, pietismo,
accoglienza, inclusione e in poche parole tutto quanto serve per
guadagnarsi un posto privilegiato in Paradiso rappresentano un "must"
cui non ci si può sottrarre, pena la scomunica, l'emarginazione,
l'ostracismo e ancora una volta la derisione e il marchio infamante di
immaturità. Posso dirlo? Se cinquant'anni fa essere deriso mi faceva
arrabbiare, oggi essere deriso mi fa vomitare.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
Commenti
Posta un commento