Ho condiviso un post sulle cause della guerra in Ucraina, che "contiene informazioni che fact-checker indipendenti hanno dichiarato essere false" (così dice Facebook). Se Facebook crede che possano esistere "fact-chechers" indipendenti, è meglio che scenda dal pero. Ma forse Facebook non è così ingenuo, e cerca solo di compiacere i suoi finanziatori trasformandosi in veicolo di informazioni pilotate. Però a quei finanziatori vorrei dire di fare attenzione, perché è sempre meglio che gli oppositori al regime siano liberi di esprimersi, così che possano essere contati. Costringerli nell'ombra vuol dire privarsi della possibilità di conoscerne il numero, col rischio di svegliarsi un giorno circondati e schiacciati. La censura è stata sempre un autogoal.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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