Mi trovo spesso d'accordo con Paragone, ma non su questa sua frase: "l'Italia avrebbe dovuto tenere un ruolo più basso e defilato per poter poi giocare la carte della mediazione tra le due parti in causa". Di mediatori ce ne sono in giro anche più del necessario, e l'idea che l'Italia debba "giocare" (verbo quanto mai calzante) la carta della mediazione ha l'asfissiante olezzo di un nazionalismo da inguaribili guasconi. l'Italia deve starsene fuori in ogni caso e in ogni modo. Non sono affari nostri. Come debba chiamarsi chi riscuote le tasse nel Donbass, Volodymyr o Vladimir, sono fatti loro. Punto.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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