Vorrei ricordare alcuni particolari a coloro che hanno fatto del “Giorno della Memoria” un’occasione per incitare all’odio di parte e rinfocolare vecchi rancori verso quegli Italiani che credettero in un dato sistema economico-politico e, quel che è peggio, per crearne di nuovi.
Il “Giorno della Memoria” dovrebbe servire a rinnovare la pietà per le vittime di una barbarie, nella speranza che questa pietà serva a impedire il rinnovarsi di simili barbarie. Invece il “Giorno della Memoria” viene strumentalizzato da gente che, se fosse vissuta a quei tempi, con ogni probabilità se ne sarebbe resa complice con le azioni o con l’acquiescenza, gente imbevuta di settarismo e fanatismo, incapace di introspezione e autocritica.
A quella gente vorrei ricordare che l’antisemitismo non faceva parte dei principi ideologici di un sistema politico-economico all’inizio persino lodato da statisti “democratici” come Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill. Per alcuni anni dopo la fondazione, di quel sistema hanno fatto parte anche diverse personalità ebraiche, che hanno anche occupato posizioni di prestigio nel partito e nelle amministrazioni statali e pubbliche.
Le “Leggi razziali” sono state il risultato della sottomissione di un leader assolutamente mediocre a un “alleato” gravemente psicopatico. Non dobbiamo però dimenticare che quel leader non era né più intelligente né più stupido di quelli che l’avevano preceduto e di quelli che sono venuti dopo di lui. Alle posizioni di comando si arriva solo attraverso un processo di selezione che esclude categoricamente chiunque sia dotato di capacità critiche. È quindi troppo semplicistico attribuire la responsabilità del concretizzarsi di una tragedia a questo piuttosto che a quel leader, dato che, se è arrivato a quella posizione, nessun “leader” ha le capacità per capire le conseguenze delle sue azioni. Ci sono solo leaders “fortunati” che non hanno situazioni particolarmente difficili da gestire, e leaders “sfortunati” che sono obbligati dal destino a confrontarsi con situazioni troppo complesse. A questo proposito, non dobbiamo dimenticare che quell’alleanza aberrante fu a sua volta la conseguenza di madornali errori delle diplomazie delle cosiddette “democrazie” occidentali, per cui l’Italia venne isolata, accusata di imperalismo e colonialismo con enorme faccia tosta proprio da quelle che erano le maggiori potenze coloniali e imperialiste dell’epoca.
Ora, se, giudicata con il metro di oggi, l’Italia del secondo quarto del XX secolo sembra proprio l’antitesi della democrazia ma, se giudicati con lo stesso metro, lo stesso vale per Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, che anzi fanno una figura anche peggiore. La presenza di più partiti e di elezioni (oltre a tutto ben poco libere) non basta per qualificare una nazione come “democratica”, e può addirittura configurarsi come mezzo per illudere le masse nascondendo una realtà ben diversa e perciò scomoda.
Quello che però è ancora più grave è che la polarizzazione
sul negazionismo relativamente innocuo di chi nega la Shoah permette di
ignorare del tutto il negazionismo estremamente pericoloso di chi nega la
possibilità di avere dentro di sè gli stessi meccanismi psicologici dei
responsabili della Shoah. Coloro che hanno teorizzato la “soluzione finale”,
coloro che l’hanno decretata, coloro che hanno collaborato alla sua attuazione,
e coloro che non vi si sono opposti non appartenevano ad una specie aliena, ma
avevano lo stesso corredo genetico e lo stesso percorso evolutivo di chi oggi
si illude di essere “diverso”. Perchè “diverso”? “Diverso” grazie a quale
“mutazione genetica”? Il vero e unico pericolo che la Shoah o simili crimini
possano ripetersi sta nel negare che ci si possa comportare, in situazioni
simili, allo stesso modo di chi ha commesso quelle barbarie, o allo stesso modo
delle masse che con il loro silenzio e la loro acquiescenza le hanno permesse. È
di questo, oltre che della pietà per le vittime, che bisogna parlare nel
“Giorno della Memoria”. Per vincere il nemico bisogna conoscerlo, e in questo caso il nemico è dentro di noi.
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