Da tempo ormai, col beneplacito di produttori di non eccelsa levatura, nella conduzione dei talk-shows televisivi imperversano le oche giulive. Il più recente insulto al buon gusto e al buon senso si è avuto questa sera, quando una di loro, riferendosi in tono elogiativo agli sforzi bellici di Zelens’kyj, ha notato che gli Ucraini “hanno pochi uomini ma un forte senso di nazione”. Be’, un forte senso di nazione è quello che ha tentato di creare nel nostro Paese il Governo giunto al potere nel 1922 e che ha provocato a noi e non solo a noi non pochi e non lievi problemi. Certe oche (con rispetto parlando per i palmipedi) dovrebbero spiegare che cosa intendono per “nazione”, e che cosa garantisce che i confini di una “nazione” coincidano esattamente con quelli di uno Stato, e non siano nè più limitati nè più estesi.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
Commenti
Posta un commento