Il 1 dicembre scorso la Corte Costituzionale ha emesso tre sentenze tutte riguardanti profili di illegittimità costituzionale in riferimento alle norme che hanno previsto l’obbligo per i sanitari della vaccinazione Covid con le relative sanzioni disciplinari. In tutti e tre i casi i giudici delle leggi hanno respinto le questioni sollevate ribadendo la legittimità delle norme in nome del bene supremo della salute pubblica.
"Voglio, posso, e comando!", vero? Chi ha ricevuto il mandato di gestire il potere è legittimato a imporre un obbligo solo se è in grado di dimostrarne la necessità con argomentazioni concrete. Nel caso in esame, sono state presentate da consulenti scelti esclusivamente tra i favorevoli al vaccino, e quindi senza possibilità di dibattito, argomentazioni in aperto contrasto con i principi fino a quel momento acquisiti dalla comunità scientifica, supportandole con i risultati di nuovi "studi" epidemiologici non verificabili (che poi in effetti si sono rivelati mal condotti, mal interpretati, e viziati da bias assolutamente evidenti). Guida del legislatore, come dei giudici, dovrebbe essere il principio che, nel dubbio, ci si ferma e non si adottano decisioni di alcun genere. Qui invece tanto il legislatore quanto i giudici hanno silenziato i dubbi, hanno mentito negando che ve ne fossero, e hanno adottato decisioni prive di una dimostrazione di necessità che fosse scaturita da un confronto libero e aperto. Aggiungere che si sono poi accumulate prove della non necessità e anzi della perniciosità di quelle decisioni diventa quindi superfluo, in considerazione dell'errore metodologico già presente in questa dolosa copertura di ogni dubbio al riguardo.
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