All’inizio degli anni ’70 ero andato a trovare un’amica che studiava a Parigi. In un locale dalle parti del Boulevard Saint-Michel avevamo passato una serata chiacchierando con una ragazza che si era presentata come Françoise, che sembrava molto interessata ai problemi dell’ambiente, a quell’epoca ancora poco conosciuti. A un certo punto però eravamo passati ad argomenti un po’ più personali ed ero stato colpito e un po’ scioccato da quanto diceva sul “diritto” per entrambi i membri di una coppia di stabilire relazioni intime alla luce del sole con altre persone.
Parecchi anni più tardi in un’edicola alla stazione di Milano, cercando qualcosa di poco impegnativo da leggere, trovai un tascabile con alcuni racconti in francese. Non avevo fatto caso al nome dell’autrice ma le storie narrate nel libro mi fecero tornare alla mente le strane cose che aveva detto quella ragazza, Françoise. E il nome dell’autrice era proprio quello, Françoise: un nome molto comune, è vero, ma forse non era una coincidenza. Poteva essere davvero lei. Intrigato, decisi di informarmi su quella strana filosofia di vita. Già da tempo, spinto dai guai che la mia professione mi faceva conoscere, stavo interrogandomi sulla sensatezza (o insensatezza) delle nostre regole morali. E così fui inizialmente affascinato da quella filosofia, chiamata in francese “polyamour”. Obiettivamente non mi sembrava che potesse risolvere tutti i problemi, e in ogni caso era troppo sovversiva delle regole accettate e trasmesse all’interno della nostra società per poter essere adottata senza traumi socialmente inammissibili. Però era uno stimolo alla riflessione.
Arriviamo così a qualche giorno fa, quando i media annunciano trionfanti che un venticinquenne rapper piemontese presenterà a Sanremo una canzone trasgressiva con un testo per la verità più demenziale che sessualmente esplicito, e aggiungono per il sollucchero dei voyeurs nazionali che questo rapper sarebbe un praticante del “poliamore”. E giù allora a spiegare che una coppia “poliamorosa” è una coppia felicemente unita in cui ognuno dei due è consenziente alle avventure amorose e sessuali dell’altro... Poi qualcuno ha fatto un po’ di confusione fra poliamore e sesso di gruppo, ma lasciamo perdere certi “dettagli”. Ho ripensato con una certa nostalga a Françoise e a quella serata persa ormai in ricordi sbiaditi dal tempo, e alle sue idee strane ma schiettamente propositive come erano molte delle idee, spesso anche ingenuamente strampalate, che circolavano in quegli anni. Allora l’obiettivo era cambiare il mondo cambiando regole che si stavano dimostrando inadeguate. Oggi l’obiettivo è farsi notare con iniziative pruriginose per emergere senza troppa fatica dal pantano della mediocrità. Possiamo dunque dire addio ad ogni speranza di cambiare qualcosa, ora che lo scandalo non è più stimolo alla riflessione, ma è diventano merce di consumo.
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