La libertà di esprimere le proprie opinioni, sancita dall’articolo 21 della Costituzione (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”), non è durata molto. Già sei anni dopo, in asserita attuazione dell’articolo XII delle “Disposizioni transitorie e finali”, quella libertà veniva tolta a una parte dei cittadini italiani. Aperta la prima falla, lo sbriciolamento dell’articolo 21 è proseguito speditamente. In alcuni casi per ora solo di fatto, in altri casi addirittura già per legge, è diventato vietato esprimere idee x-iste (la scelta di cosa mettere al posto di “x” è ormai abbastanza ampia).

Il fatto è che il divieto di esprimere una certa opinione “x” tracima spesso nel divieto legale o morale anche di dichiararsi “x-isti”. In pratica, si può dare dell’“x-ista” al prossimo per offenderlo (salvo poi il suo diritto di querela), ma dichiararsi “x-isti” viene fatto equivalere a propaganda “x-ista”. In ogni caso, se ha una logica, il divieto di dichiararsi “x-isti” è lo stesso che vietare di essere “x-isti”. E a questo punto, se vuole rispettare la legge, la persona “x-ista” non ha altre possibilità che autoesiliarsi in un Paese in cui l’“x-ismo” non sia reato, oppure suicidarsi.

Domando: ci rendiamo conto o no di quali conseguenze comportano il “pensiero unico” e la soppressione della libertà di opinione, irreggimentata entro confini fissati e sorvegliati in armi dal Grande Fratello?

 

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