Una riflessione sulle auto elettriche. È abbastanza logico che dietro la spinta a passare dai motori a benzina o gasolio a quelli elettrici vi siano gli interessi economici dei produttori di batterie, ma questi interessi contrastano pesantemente con quelli dell'industria petrolifera, che non è certo in mano ad agnellini deboli e mansueti. È quindi altrettanto logico sospettare che siano già stati fatti accordi secondo i quali l'energia elettrica che si deve usare per caricare le batterie non verrà fatta arrivare da "fonti rinnovabili", ma ancora e sempre e ancora di più da centrali alimentate da combustibili fossili. In tal senso si spiegano per esempio anche la spinta alla proliferazione degli impianti di degassificazione e il ripristino delle centrali a carbone indotti da embarghi apparentemente suicidi motivati (si fa per dire) dalla più assurda delle guerre combattute finora.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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