A proposito di scienza... Fino al febbraio 2020 si era sempre detto che i virus respiratòri non cadono morti al suolo dopo un solo metro di "volo", non vengono sterminati da un gel idroalcolico, non vengono fermati dalle mascherine chirurgiche, ma nemmeno dalle FFP2 e dalle FFP3, ed è inutile tentar di produrre contro di loro un vaccino se non sono più che stabili ma tendono invece a mutare ogni pochi mesi. Come potevo credere a chi improvvisamente si è messo a dire tutto il contrario senza fornire una giustificazione? Non gli ho creduto. Sempre fino al febbraio 2020 si era anche sempre detto che gli antibiotici funzionano, quando funzionano, solo contro alcuni batteri e assolutamente non contro i virus, che gli antinfiammatori (cortisonici o FANS) sono giustificati nelle infezioni da virus respiratòri solo per attenuare i sintomi della malattia, in modo da consentire una precoce ripresa della vita lavorativa o di relazione in quei pazienti troppo impazienti per attenderne la scomparsa naturale nei tempi necessari, e che né la clorochina, né l'idrossiclorochina, né l'ivermectina avevano mai dimostrato sperimentalmente attività antivirali del resto non ipotizzabili nemmeno sul piano teorico. Come potevo credere a chi improvvisamente si è messo a dire tutto il contrario senza fornire una giustificazione? Non gli ho creduto. Qualcuno è guarito con cortisone, azitromicina, idrossiclorochina e ibuprofene? Non posso negarlo, così come non posso affermarlo, dato che non ho avuto accesso alle relative cartelle cliniche. Dovrei credere per fede a chi asserisce di aver guarito i suoi pazienti con farmaci che fino ad allora erano considerati inutili? E dovrei credergli anche se asserisce di aver guarito non il 50%, non il 60%, e nemmeno il 90% dei suoi pazienti, ma addirittura un roboante 100%? Ammesso e non concesso che morti non ne abbia avuti, dovrei credere per fede che i guariti sono guariti "grazie" a quei farmaci e non "nonostante" quei farmaci? Dov'è il "gruppo di controllo"? Dite che sono troppo malfidente? È vero. Sono fatto male. Così mi faccio mancare le piccole grandi gioie di cui gode la gente che ragiona di pancia, sceglie una volta per tutte a chi credere e poi procede spedita sulla strada della fede credendo senza batter ciglio a tutto quello che dicono i suoi beniamini, convinta che basti non credere agli altri per essere nell'alveo della "scienza".
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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