C'è gente che sta facendo di tutto per farci ripiombare nel meraviglioso periodo 1840-1940, quando un pezzo di terra e la sempiterna stabilità di un confine disegnato a tavolino valevano la vita di decine di migliaia, centinaia di migliaia o milioni di esseri umani, militari e civili, uomini, donne e bambini. Ma forse la realtà è solo che la corsa al potere nelle società umane è strutturata in modo da garantire che al comando arrivino necessariamente ed esclusivamente gli psicopatici, gli ignoranti, i deficienti e i criminali.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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