Ma è mai possibile che venga data la laurea in medicina a gente che non sa che i farmaci che si iniettano in un punto del corpo vengono assorbiti nel torrente circolatorio e vanno a finire dappertutto, dove servono, dove non servono, e dove possono fare danni? È da due anni che cerco un dibattito con i miei colleghi per far presente che un farmaco che "fa produrre" alle nostre cellule "qualcosa" di estraneo al nostro organismo non lo farà produrre solo dove è stato iniettato, ma lo farà produrre anche e forse soprattutto alle cellule endoteliali degli organi dell'apparato circolatorio e alle cellule degli organi raggiunti da quell'apparato, con tutte le conseguenze del caso. Va bene essere coglioni, ma non capire questa banalità è il colmo. Va bene essere collusi con i criminali, ma censurare i "caveat" impedendo che siano dibattuti vuol dire essere più criminali dei criminali.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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