Non vogliamo rendercene conto, ma l’Europa, soprattutto quella occidentale, è un continente in fase terminale. Sovrappopolata, ha quasi del tutto esaurito le risorse minerarie e sta esaurendo le risorse agricole, già da tempo non più sufficienti per le sue esigenze alimentari. Vive ormai degli sterili ricordi del suo passato, e ne è anzi prigioniera, ridotta a un museo che si nutre di un turismo circolare, solo in parte extraeuropeo, ingessata nella venerazione di “meraviglie naturali” che sciovinisticamente ritiene le più belle del mondo.
L’economia europea sta diventando ogni giorno più fragile e anche i centri di progresso scientifico e tecnologico si sono spostati in America e in Asia. Le possibilità di lavoro produttivo e non meramente assistenziale si sono ridotte al lumicino. La nostra forza militare drena una sempre maggior quantità di risorse senza che possa essere competitiva con quella dei Paesi extraeuropei. Da ultimo, i valori che avevano permesso all’Europa di primeggiare nel mondo sono oggi considerati “disvalori” dalla maggior parte degli Europei mentre sopravvivono invece fuori dall’Europa.
Ecco, non solo questo è il continente senza futuro che stiamo lasciando ai nostri poveri figli, ma questo è anche il continente senza futuro che regaliamo ai disperati che dall’Africa, dall’Asia e dalle Americhe cercano un futuro. Accecati e istupiditi dal nostro egocentrico orgoglio, crediamo di fare un favore a questi disperati accogliendoli dove in realtà accoglienza non è possibile. O forse, sotto sotto, cinicamente ci illudiamo di poter salvare questo continente con il loro sangue. Il giudizio che la Storia darà di questo nostro secolo sarà tremendo.
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