So di dispiacere a molti amici ma, a proposito di "scienza", devo dire che hanno fatto bene a non credere sulla parola a Bassetti, Galli, Locatelli, etc., che hanno affermato il contrario di quanto si sapeva in materia di virus e immunità basando quelle affermazioni su fantomatici e incredibili lavori non controllati anche perché non controllabili. Però poi rovinano tutto credendo sulla parola a quattro apprendisti stregoni in cerca di consensi che affermano di aver guarito "tutti" i loro pazienti con farmaci noti per essere inutili o addirittura controindicati nelle malattie virali e di averlo fatto in base a lavori parimenti non controllati e non controllabili. Questo non è quello che io chiamo "atteggiamento scientifico". Non confondiamo il tifo calcistico con la scienza.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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